
Passeggiando per le vie di Verona e soprattutto della sua provincia può capitare di vedere dei monumenti particolari, i
capitelli.
Secondo la tradizione la nascita dei capitelli risale al
XII secolo. All’epoca la gente usava porre dei lumicini negli angoli bui di contrade e strade per illuminare e per proteggere e rassicurare i viandanti contro eventuali agguati.
Quindi si pensò di porre un’immagine sacra dietro il lumicino con due scopi: non far splendere a vuoto la luce e soprattutto intimorire i malvagi. Nel corso dei secoli poi la semplice immagine sacra si trasformò in edicola e tempietto.
Dal punto di vista
architettonico i capitelli sono composti da: uno zoccolo su cui è inciso uno spazio epigrafico, una piccola nicchia ospitante un’immagine sacra e un timpano che sovrasta l’insieme.
Solitamente sorgono nei
crocicchi e sui
dossi, abituali itinerari di streghe e forze maligne in genere, con l’obiettivo di allontanarne o distruggerne gli influssi negativi. Inoltre spesso vicino ad essi c’è un albero, che per il paganesimo era sacro perché ritenuto sede delle forze rigeneratrici della natura.
Nella maggior parte dei casi questi manufatti sono espressione della
religiosità popolare. Infatti essi nascono come ex-voto di grazie ricevute o di pericoli scampati, per ricordare i propri cari o per documentare eventi tragici (carestie, malattie, guerre) verificatasi in qualche località.
I soggetti delle immagini sacre erano spesso
santi legati al mondo rurale, come S. Antonio Abate, protettore degli animali, S. Rocco, invocato contro il flagello della peste e S. Giuseppe, custode del focolare familiare. Infatti allora si usava invocare l’aiuto Divino per tenere lontane epidemie e calamità naturali, per assicurare un buon raccolto e garantire la sopravvivenza alle famiglie.
Tuttavia la figura più ricorrente è la
Vergine Maria, madre di Dio e del popolo e ad esso sempre vicina. Ella è ritratta in vari modi: da sola, con il Bambino Gesù o nelle vesti della Madonna Addolorata, mentre piange il figlio morto.
I capitelli presenti sul territorio veronese risalgono al periodo che va dal
XVII al XX secolo e sono realizzati con materiali locali come il
tufo, che caratterizza l’area di Avesa e Quinzano, e la
pietra della Lessina.
Nei pressi della città si possono ammirare due dei capitelli di maggior pregio. Si tratta del
capitello di S. Dionigi, situato a Parona, all’inizio di Strada dei Monti e dell’
edicola con S. Vincenzo, posta su un quadrivio a Trezzolano, dalla parte opposta della città. In provincia invece il territorio più ricco di capitelli è la
Lessinia.
Uno degli esempi più significativi si trova a
Boscochiesanuova, in
contrada Savert, all’incrocio di due sentieri. La struttura ospita nel catino absidale il mezzo busto di Maria Regina che tiene in braccio il Bambino. Una robusta corona la sovrasta mentre dalla lunetta Dio Padre osserva la scena e benedice. Sulle spallette laterali si vedono le icone di quattro santi: S. Vitale, S. Rocco, S. Antonio e S. Giovanni. Sul timpano si può leggere l’epigrafe: la frase ”Questo capitello dedicato ad Antonio Scandola e Figlio per Sua devozione 1865” e il monogramma di Cristo.