
A Verona
Carnevale è sinonimo di sfilate di maschere e carri allegorici e di gustose specialità culinarie.
Il piatto tipico per eccellenza è costituito dagli
gnocchi, uno dei piatti più noti della cucina tradizionale locale. La sua origine coincide con quella del Carnevale della città scaligera, ossia con la festività del
Bacanal del Gnocco.
Nel
1531 nella città di Verona imperversava una terribile carestia, frutto di alcune disastrose inondazioni del fiume Adige e delle devastazioni effettuate dai Lanzichenecchi tedeschi durante la guerra tra Carlo V e Francesco I in Lombardia. Il pericolo di rivolta da parte della popolazione fu scongiurato con la nomina di alcuni cittadini che a loro spese provvidero al sostentamento della popolazione più povera del quartiere di San Zeno.
Secondo la tradizione tra i membri di questa commissione c’era anche l’ideatore e fondatore del Bacanal del Gnocco, il medico
Tommaso da Vico. Nell’ultimo venerdì di Carnevale egli fece distribuire ai sanzenati pane, vino, burro, farina e formaggio. Inoltre lasciò per testamento un legato, in modo che ogni anno si distribuissero generi alimentari alla popolazione del borgo di San Zeno.
Da allora l’ultimo venerdì di Carnevale, detto
venerdì gnocolar, tutti accorrono sul sagrato della Chiesa di San Zeno, patria degli gnocchi veronesi a ricevere il loro piatto. Gli gnocchi nuotano in enormi paioli e, quando galleggiano, vengono raccolti con dei mestoloni forati, irrorati di sugo e serviti ai presenti. All’epoca della loro nascita gli gnocchi di Verona erano fatti dell’impasto di sola farina e acqua. Infatti, non essendo stato ancora scoperto il continente americano, mancava l’ingrediente fondamentale dell’attuale ricetta, le
patate.
Secondo la
tradizione esse vengono lavate e lessate in acqua, verificandone la perfetta cottura con una forchetta. Dopo aver levato la buccia, vengono passate al setaccio e impastate con farina, uovo e sale.
L’
impasto viene lavorato accuratamente fino ad essere soffice. Vengono poi formati dei piccoli filoncini di pasta alti quanto un dito grosso e tagliati in modo da ottenere tanti pezzetti della lunghezza di circa 3 centimetri. Si lavora quindi la superficie degli gnocchi per permettere poi al sugo di aderire ad essi al meglio: vanno fatti scivolare su di una grattugia dal basso verso l’alto, premendo leggermente. Successivamente si versano in una pentola d’acqua con sale in ebollizione e, non appena salgono in superficie, vengono pescati con un colino.
Viene quindi aggiunto il
condimento, scegliendo tra burro fuso e parmigiano, pomodoro e parmigiano e la cosiddetta pastissada de caval, un sugo di carne di cavallo macerata a lungo nel vino.