Anche nella nostra Bassa Veronese i campi di mais segnano il paesaggio campestre dalla primavera all’autunno.
Il granoturco viene identificato con il termine “polenta” tout court, sia per identificare la pianta che la coltura e la farina. La polenta, come cibo, è nata proprio tra il Basso Veronese e l’Alto Polesine verso la metà del XVI secolo quando il “frumentone” venne coltivato per la prima volta nelle “terre negre di valle” della Serenissima.
Dapprincipio, il mais, importato in Europa da Cristoforo Colombo, era considerato una pianta decorativa, da giardino, denominato subito “granoturco” perché, in quei tempi, tutto ciò che era esotico si definiva “turco”.
Quando invece, in epoca veneziana come più sopra detto, si iniziò una coltura a fini alimentari di questa graminacea, il successo fu immediato poiché la sua coltivazione era semplice e dava un buon rendimento. Essendo un cibo poco costoso divenne l’alimento più consumato dai ceti meno abbienti, anche perché sulle loro mense il pane appariva molto di rado. Purtroppo le scorpacciate di polenta senza companatico, cioè senza carne, verdura, o altro, provocarono una grave malattia che colpiva soprattutto i bambini denutriti: la pellagra.
La carenza di vitamina del gruppo B provocava importanti alterazioni a carico della cute (ingiallimento), del sistema nervoso centrale e dell’apparato digerente e conduceva spesso alla morte. Quando si sviluppò come malattia endemica del Nord Italia e si cominciò a studiarla, venne classificata come la malattia delle tre “D”: dermatite-diarrea-demenza”.
Fu il nostro scienziato veronese Cesare Lombroso( 1835-1909), il cui monumento campeggia nei giardini a lui dedicati vicino a Ponte Garibaldi, a studiare questa malattia e ad intuire le sue cause. I suoi studi su poveri, emarginati e folli che lo portarono ed elaborare le teorie sul comportamento dei delinquenti, lo indussero ad indagare tutte le cause della follia e quindi anche la pellagra. Sappiamo che di sua iniziativa ed a proprie spese, si attivò a distribuire volantini nelle campagne con le istruzioni ed i suggerimenti per aiutare quelle popolazioni. Solamente nel 1902 si stabilì la necessità, da parte governativa, di introdurre consistenti riforme sociali per migliorare le condizioni economiche dei lavoratori della terra.
Il granoturco era veramente essenziale alla vita in campagna, non solo per il nutrimento, ma per mille altre sue utilità. Come per il maiale non si buttava niente: con i “cartocci”, quelli che contengono la pannocchia, si riempivano i materassi, con i “torsi”, che rimanevano dopo la sgranatura, ed i fusti delle piante, si accendeva il fuoco.
Oggi la polenta è salita nel menù dei ristoranti e, piatto prelibato, viene servita con il baccalà, il fegato alla veneziana, con la “pastissà de caval” col gorgonzola, con i “fagioli imbogonà” e chi più ne ha più ne metta con Buon Appetito!