
Sarà che da poco era passato
San Valentino, sarà che noi donne siamo sempre molto romantiche e inclini alla tenerezza, il fatto è che il Teatro Filarmonico di Verona martedì 16 febbraio era gremito del calore e della gioia di tantissime donne, e pochi uomini, trascinati dalle loro donne, per sentire il bel Biagio cantare e suonare in una versione “minimal” davvero ben riuscita.
Il sipario si è alzato e sulla scena è comparso un improbabile psicologo, interpretato da Alfonso Violante, il quale indossando degli occhiali psichedelici dona gioia e serenità ai suoi pazienti facendo loro indossare occhiali simili ai suoi. Lo sketch è servito per introdurre Biagio, che si è raccontato e ci ha raccontato le sue emozioni attraverso le sue canzoni.
Imbracciata la sua chitarra e rimanendo seduto sulla poltroncina ci ha deliziate come solamente lui sa fare. Arriverà poi
Saverio Lanza, eccezionale professionista, il quale, dopo una breve esperienza con i Rock Galileo, ha trovato una collaborazione e una amicizia con Antonacci.
Mi è davvero piaciuto sentirlo suonare una canzone dei Rolling Stones “Angie”: un duo davvero affiatato, si sono alternati alla chitarra e al pianoforte e davvero era un piacere vederli e ascoltarli.
Alcune canzoni suonate in versione acustica, col solo suono del pianoforte accompagnato dalla splendida voce di Biagio mi hanno emozionata tantissimo, facendomi dimenticare di stare assistendo ad un concerto: pareva di essere tra amici, nell'enorme salotto di un amico, che tra un bicchiere di vino e l'altro, si divertiva ad intratterenere gli amici con battute, racconti della sua infanzia, gag e siparietti fatti col chitarrista e risate.
Unica nota stonata: alla fine del concerto molte persone hanno cercato di raggiungere i camerini, o comunque di avvicinarsi a Biagio per un autografo o per una semplice foto, senza esserci riusciti, forse per la mancanza di comunicazione, forse per l'indifferenza degli scaricatori che avevano solamente fretta di caricare gli impianti e le attrezzature sul camion.
Qualcuno per la lunga attesa e per il freddo impellente si è pure sentito male.