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Il ritorno della Austerity

martedì 16 marzo 2010

Il ritorno della AusterityDomenica 28 febbraio 2010 – il ritorno dell’Austerity!

Oggi, quasi tutti i comuni del Nord hanno aderito al primo intervento condiviso tra le amministrazioni locali contro l’inquinamento atmosferico. La Moratti ha spiegato infatti che: "La salute dei cittadini e la vivibilità delle nostre città sono per tutti noi una priorità. L'inquinamento è un problema che è possibile affrontare seriamente solo attraverso l'impegno e la collaborazione continuativa delle istituzioni, per promuovere la realizzazione d’interventi strutturali ed emergenziali".

Un intervento che si caratterizza per l’accordo condiviso di circa 80 comuni italiani ma, in realtà, non nuovo per l’Italia. Fu nel 1973 che l’Italia conobbe per la prima volta la necessità di vietare l’uso delle automobili alla domenica, ma con una finalità diversa da quella di oggi: non per contrastare l’inquinamento, ma per ridurre l’uso del carburante a causa dell’indiscriminato aumento dei costi del petrolio. Quel particolare periodo prese il nome di “Austerity”.

Per chi, come me, è intorno ai cinquanta, domenica 2 dicembre 1973 rappresenta infatti una data storica. Quella mattina aveva qualcosa di diverso dal solito. Un silenzio inusuale c’era nell’aria, come nei giorni di abbondante nevicata che tutto attutisce ed isola dai rumori.

Dove erano finiti il rombare delle marmitte dei motorini e lo sfrecciare delle auto in gita domenicale? Che pace inusuale per chi viveva in centro città! Per noi ragazzini di allora era semplicemente un risveglio differente, ma per gli adulti, quel giorno segnava l'inizio di un periodo non particolarmente felice: era cominciata "l'austerity".
L’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Mariano Rumor aveva anticipato con urgenza alcune misure restrittive che avrebbero cambiato la vita degli italiani, e quella strana assenza del rumore del traffico, in quella fredda domenica di dicembre, era il segnale tangibile della loro messa in atto.

Le misure restrittive erano dovute infatti alla crisi petrolifera avviata in seguito al conflitto arabo-israeliano confluito nella guerra del Kippur, che aveva fatto salire il prezzo del petrolio alle stelle. Bisognava centellinare il prezioso oro nero e le altre forme d'energia in tutte le maniere possibili. Si pensi che allora la produzione automobilistica era alimentata quasi esclusivamente a benzina e il riscaldamento abitativo (specie quello centralizzato) era quasi tutto alimentato a gasolio.

Ecco quindi che fermare le auto una volta alla settimana consentiva un risparmio di ben 50 milioni di litri di benzina per volta. Vennero introdotte inoltre anche altre misure restrittive, che avrebbero cambiato sostanzialmente le nostre abitudini di vita: l’introduzione delle fasce orarie di riscaldamento, la riduzione dell'illuminazione stradale compresi gli addobbi natalizi, la chiusura dei bar entro la mezzanotte, tutti interventi rivolti a generare ulteriori risparmi energetici. Venne perfino introdotta la sospensione anticipata dei programmi televisivi Rai!

Si cominciava a ventilare la possibilità di trovare fonti alternative d'energia quale lo sfruttamento di quella solare o la ben più pericolosa energia nucleare attraverso uno studio sul possibile sviluppo di centrali atomiche. Mentre il governo cercava una soluzione che ci rendesse sempre meno dipendenti dal petrolio, gli italiani, avvezzi a fare buon viso a cattiva sorte, riciclavano mezzi di trasporto prematuramente messi a riposo. Le biciclette ebbero il loro momento di massima gloria in quelle domeniche silenziose riappropriandosi dei centri cittadini e sfilando con gioioso sberleffo in mezzo alle macchine immobili nelle aree di parcheggio.

Certo che, in quelle domeniche, l'aria di Verona, come quella di qualsiasi altra città italiana, diventava un po' più respirabile; i bambini uscivano in strada senza timore di essere investiti e s'inventavano un campo da pallone nelle strade che, fino il giorno prima, era territorio d'incontrastato dominio delle macchine e degli autobus e, a poco a poco, strani mezzi di locomozione, quali tandem, monopattini, calessi a pedali s'impossessavano dell'asfalto cittadino.
Era il segnale che il popolo italiano non si stava abbattendo a fronte di un'economia sull'orlo del tracollo, ma riusciva, dopo i primi momenti d'ambientamento, ad accettare quello che di positivo, di tangibile e immediato l'austerity riusciva a donarci: una riduzione dell'inquinamento e le città, seppur per una volta la settimana, ritornate a misura d'uomo. Gli altri giorni, però, erano sicuramente molto più tristi: le macchine circolavano quasi timorose mentre la benzina aumentava indiscriminatamente, le luci erano fioche, il natale poco sentito, la tv silenziosa prima del tempo, i bar chiusi senza alcun'eccezione; imperava tra la gente la sfiducia nelle istituzioni, dilagava la paura di muoversi di fronte alla delinquenza comune e si guardava con grande apprensione l'escalation del terrorismo. Periodo triste dunque, figlio di quel progresso indubbio che lasciava troppi conti da pagare.

Nel 1974 si reintegrò l'uso delle auto a targhe alterne e, passo dopo passo, tutto tornò come prima; l'emergenza pura, almeno sotto il profilo strettamente energetico, era finita. Curioso che tutto ciò fu fatto allora "semplicemente" per una crisi petrolifera e non perché l'inquinamento sconsiderato stava modificando l'ambiente.

Un’occasione poco capita e sentita in campo ambientale: qualcosa andava sicuramente rivisto, ad esempio monitorando gli scarichi inquinanti delle auto e delle fabbriche. Invece ben pochi sembravano rendersi conto dell'importanza del problema. Ci sono voluti ben 30 anni per comprendere l’importanza di introdurre nella produzione automobilistica e nella realizzazione di case di abitazione l’utilizzo di forme di energia alternative. Quindi se la crisi energetica ha portato un pochino di sollievo ai nostri polmoni martoriati da smog e quant'altro, la stessa crisi ha pure permesso la riscoperta delle città, il riappropriarsi del piacere di una passeggiata al riparo dai pericoli di una viabilità caotica, e il ripristino di mezzi di locomozione alternativi.

Allora che dire? ben venga l'austerity!

di Gianluca Fabbri