Festival della Franciacorta 2007
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martedì 25 settembre 2007
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È stata presentata a Villa Lechi ad Erbusco la nuova produzione di Franciacorta 
Una splendida giornata di sole, domenica 23 settembre, ci ha accolti per la degustazione di tutti i prodotti presentati dalle 55 cantine. Più di 100 etichette per capire il valore della nuova sboccatura e soprattutto per osservare l’evoluzione stilistica che sta avvenendo anche in questa DOCG.
In un anno qualcosa è cambiato...
Ricordo lo scorso anno più di un’azienda aveva presentato prodotti legati ad una concezione di vino che valorizzava la potenza strutturale, con melange di vino base proveniente da legni di affinamento. Ricordo altresì, in alcuni casi, anche la pesantezza dei vini che per emergere in struttura, perdevano in freschezza e talvolta in bevibilità. Ma qualcosa è cambiato. In effetti quest’anno ho trovato le degustazioni molto piacevoli, esaltanti le potenzialità intrinseche delle uve di queste terre, con una dose di freschezza in più. Con ottimi profumi più o meno espressivi a seconda delle aziende ma, in generale, ricchi di florealità e di fruttato. La mineralità poi è una caratteristica tipica di questi terreni variegati, ma trovo che in questa edizione anche questo carattere del vino fosse maggiormente evidente. New entry interessanti che vanno ad arricchire il panorama aziendale della Franciacorta e sempre più attenzione al look complessivo delle aziende e del vino. Etichette innovative e moderne come Quadra, più vezzose e interpretative come Borgo La Gallinaccia. Molti giovani e questo è un fattore importante anche per quel che riguarda la propensione all’innovazione in questa tipologia di vino che è a tutti gli effetti “altamente tecnologico”. Ma anche produttori eccentrici come Riccardo Fratus della Riccafana, biologico, convinto assertore del concetto di terroir e rispetto della natura. E poi il solito dualismo tra Franciacorta e Saten. Con produttori che si dividono tra tradizionalisti assertori del grande valore del Franciacorta originale e chi invece, soprattutto le produttrici, sono convinte che il Saten sia la giusta espressione della nuova Franciacorta, la più moderna. Sta di fatto che per tutti però il Saten è forse la vera soluzione a più alta identificazione di questa nostra area spumantistica italiana e i risultati sul mercato non sono per nulla deludenti.
Qualità prima che quantità
Franciacorta che nel 2006 ha chiuso con 6.720.744 bottiglie vendute con un incremento dell’11% rispetto al 2005. Il ritmo di crescita annuo in più si sta attestando su un +10%. Quest’anno sono entrati in produzione circa 100 ettari di vigneto nuovi piantati tra il 2003 e il 2004. C’è sempre più voglia di rosè che ha superato del 4% le richieste rispetto al 2005.
È quindi il Metodo Classico Italiano per quantitativi prodotti. Ma vuole mantenere rigidamente inalterata la sua posizione nel senso della qualità. Qui infatti in Franciacorta la resa per ettaro rimarrà ancorata ai 100q, mentre sappiamo che in Francia, nella Champagne c’è già la richiesta di revisione del valore attuale, 130ql/ha di media, verso valori più elevati.
Lasciamo parlare la terra dell'uva
Dai prodotti posti in degustazione, che rappresentano ciò che il consumatore troverà in commercio, emerge quindi un cambio di rotta versa la freschezza e le tenui fragranze dettate dal prolungato affinamento in bottiglia. L’esaltazione dell’acciaio lascia ben sperare i cultori della zona e chi crede che la vocazione di questi territori sia per dei vini si grandi ma mai eccessivamente grassi con sentori di terziario eccessivo. Lasciamo parlare la terra e l’uva. Sembra che sia sempre di più questo lo slogan dei produttori della Franciacorta.
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