Le guide enologiche prese in esame
È particolarmente interessante ogni anno vedere come le varie guide enologiche italiane scelgono le eccellenze italiane. Ci sono risultati che si sovrappongono ma nella maggior parte dei casi esistono sempre delle divergenze. Questo dipende dagli obiettivi che le stesse si prefiggono e soprattutto dall’approccio alle tecniche di degustazione. Più didattica sensoriale per la guida Duemilavini, più piacevolezza in quella del Gambero Rosso. Autenticità e tipicità di vitigno in Vini Buoni d’Italia, eccellenza in Vini d’Italia dell’Espresso, emozioni da terroir e costanza dei risultati nella guida Veronelli. È quanto si deduce da una prima analisi di tutti i risultati ottenuti e pubblicati. Permettiamoci allora di approfondire soprattutto il vigneto Veneto. 5 le guide analizzate, le principali. Abbiamo deciso di lasciare da parte la prestigiosa guida di Luca Maroni solo per una difficoltà a comparare i valori. Questo perché la lista che Maroni fa dei Vini Frutto 2008 non comprende solo le eccellenze ma anche i vini da 80/100 di valore. Sappiamo che il suo è uno stile interpretativo e di giudizio unico e per questo difficilmente confrontabile.
Le guide prese in considerazione sono state quindi: Vini d’Italia editore L’Espresso, Gambero Rosso editore Slow Food, Vini Buoni d’Italia editore Touring Club, Veronelli di Veronelli Editore, DuemilaVini dell’Associazione Italiana Sommelliers. Cercheremo di prendere in considerazione le DOC più rappresentative e di valutare ciò che accomuna e ciò che distingue…con un occhio anche alle novità, alle new entry e alle curiosità.
I vini del Veneto sulle guide
Partiamo da oriente. I vini Prosecco hanno presentato un’annata che a detta di molti e soprattutto del Consorzio provenivano da un’annata molto buona e quindi ci si dovrebbe aspettare un analogo risultato anche sulle guide. Per il Gambero Rosso nessun Prosecco e Cartizze ha meritato i Tre Bicchieri, per Vini d’Italia nemmeno un 5 bottiglie, nessun Super Tre Stelle per Veronelli, solo Nino Franco con il suo Superiore di Cartizze per Duemilavini mentre ben 5 Corone al Prosecco per la guida Vini Buoni d’Italia. Troppo buoni quest’ultimi o troppo severi gli altri? Un po’ e un po’ probabilmente. Certamente la DOC Prosecco vive anche di un certo atteggiamento snobistico da parte delle guide che altera in alcuni casi l’approccio gustativo abbassando anche il livello di punteggio che viene assegnato. C’è anche da dire che la DOC Prosecco da qualche anno ha subito danni all’immagine della qualità a causa di una corsa sfrenata alle quantità, con non pochi imbarazzi anche da parte dei consumatori. Ve le ricordate le lattine in Austria? Gli spritz padovani dove l’intruglio è a base di un prosecco da fusto come le birre…? Ma a mio avviso credo che sia prevalsa la scelta della severità (forse anche un po’ eccessiva) e quella di poter mandare un segnale a Conegliano e Valdobbiadene. Il Prosecco può ambire all’eccellenza ma deve ricercare a tutti i costi la qualità e la tipicità.
Non va meglio la DOC Lugana, né per la sponda lombarda né per quella veneta. Qui il giudizio mi sembra veramente eccessivo. Ho personalmente trovato in degustazione dei prodotti veramente eccellenti, di frutto, di grande eleganza e finezza. Parlo delle Creete di Ottella di Francesco Montresor ad esempio, che ha meritatamente ottenuto la Corona con la guida Vinibuoni d’Italia. Sono rumorose le assenze di Zenato con i suoi Turbiana ma è un giudizio unanime. Ebbene se non c’è le Roi Zenato non esiste nessuno che può ambire all’affermazione dell’eccellenza?...
Il Gambero Rosso invece è la guida che con maggiore puntualità ha segnalato le risorse delle DOC vicentine e padovane del Veneto centrale. Non solo Maculan che si porta a casa premi su quasi tutte le guide (a parte Vini Buoni d’Italia e Vini d’Italia) ma anche qualche bella conferma e novità come il Breganze Cabernet di Vigneto Due Santi e il Colli Euganei Rosso Calaone di Cà Orologio. È significativo che anche questa zona centrale della nostra regione stia emergendo pur ancora e solamente con i vitigni internazionali.
Se l’Amore è Soave, come si evince dallo spot televisivo, quell’amore non è sbocciato per la guida Veronelli. L’unica che non abbia inserito tra i Super Tre Stelle almeno un Soave DOC. Solamente due Recioti DOCG. Ma cosa è successo? È un risultato un po’ fuorviante se si pensa che i risultati complessivi per il grande bianco d’Italia sono stati i seguenti: 9 Tre Bicchieri sul Gambero Rosso, 5 Cinque Bottiglie su Vini d’Italia de L’Espresso, 7 Corone con Vini Buoni d’Italia, 3 Cinque Grappoli su Duemilavini. A detta di tutti una delle grandi annate da ricordare per il bianco a base Garganega e Trebbiano di Soave. Passatemi il giudizio…una scelta difficilmente condivisibile per Veronelli che lascia sola la guida…un po’ troppo. Eppure il Monte Fiorentine di Cà Rugate ha messo d’accordo tutti, inequivocabilmente. Il Calvarino di Pieropan ha avuto la meglio su La Rocca premiata solo da Duemilavini. Gini, Suavia e Inama poi gli altri più blasonati che accomunano i giudizi. Novità il Monte Ceriani di Tenuta S.Antonio. Anche qui bravo il Gambero Rosso che ha saputo ben interpretare un prodotto che segnerà una svolta nella produzione di un bianco per una della cantine più “rossiste” per tradizione. Bravi i fratelli Castagnedi che hanno finalmente trovato la vera interpretazione della straordinaria Garganega della vallata di Mezzane. In punta di piedi si affaccia alla cerchia dei premiati d’Italia anche la piccola realtà di Roncà, Corte Moschina, con il suo Soave I Tarai. Un’interpretazione da vecchie vigne di una Garganega robusta e muscolare con una bella nota elegante di terroir basaltico tipico delle pendici dei lessini orientali veronesi e soavesi.
Gli Amaroni 2003 piacciono soprattutto a Veronelli e Duemilavini. 10 Super Tre Stelle e 8 Cinque Grappoli. Assente l’annata su Vini d’Italia dell’Espresso, una sola Corona per Vinibuoni d’Italia e 4 Tre Bicchieri per Gambero Rosso. Un’annata che ha diviso? Certamente per chi ha cercato l’equilibrio, la finezza, l’armonia delle sensazioni organolettiche non è stato facile trovarle nella caliente annata 2003. Per chi ama la muscolarità della Corvina e l’alcolicità nonché le sensazioni forti credo potesse essere difficile non premiare quell’annata. Personalmente, avendo coordinato le degustazioni in Valpolicella, si è deciso che un grande vino come l’Amarone, uno dei tre grandi ambasciatori d’Italia con Barolo e Brunello, dovesse essere veramente grande e quindi interprete di finezza e di armonia. A noi sono sembrati un po’ troppo “sparati”… se ci permettete il termine!
Brigaldara emerge sia nella guida di Veronelli, del Gambero Rosso e dell’AIS, Questo fa piacere per un’azienda che da anni sta cercando di interpretare al meglio il proprio terroir d’origine. Poi ci sono i grandi Quintarelli e Dal Forno che ormai prenotano i blasoni ogni anno. Dove non sono presenti è perché probabilmente i campioni non sono arrivati. Buona la prestazione di Lorenzo Begali che ha ricevuto i Tre Bicchieri nel Gambero. Roccolo Grassi mette d’accordo Vinibuoni d’Italia e Gambero Rosso per quanto riguarda il Valpolicella Superiore veramente di gran classe. Il cru “Vigneto il Fornetto” di Stefano Accordini è l’Amarone che invece accomuna i giudizi di Vinibuoni d’Italia, Veronelli e Duemilavini dell’AIS. Un prodotto che riconferma la Corona per la guida del Touring Club e che si stabilizza su livelli qualitativi da leader nella zona della Valpolicella Classica. San Rustico perde la Corona per il suo Amarone ma la guadagna con il Superiore. D’altro canto l’Amarone 2003 guadagna il merito per Veronelli entrando a far parte delle Super Tre Stelle. Per la guida Vini d’Italia dell’Espresso meritano le 5 bottiglie solo Dal Forno e Quintarelli. L’amico Massimo Zanichelli ha inteso giustamente ultra selezionare per la guida, in modo da offrire ai lettori un livello netto di superiorità rispetto alla pur elevata media qualitativa dei vini. Scelta editoriale coerente che si può constatare in tutte le regioni e per tutte le DOC esaminate.
Mi vorrei soffermare su un vino che ha vinto la Corona nella guida Vinibuoni d’Italia. Il Valpolicella Classico di Venturini. Un Valpolicella base??? Si, forse uno dei più straordinari interpreti della semplice ma gloriosa tradizione del grande vino rosso veronese. Daniele e Giovanni ci credono ancora al Valpolicella Classico. Meno male… Si sta affermando una tendenza sfrenata verso la produzione di Ripasso. Una scelta che è confutata dai fatti o meglio dagli affari. In effetti produrre e vendere Ripasso rappresenta oggi un vero e proprio business. E con i tempi che corrono vale la pena sfruttare qualsiasi trend favorevole anche nel mondo del vino. Ma destinare le uve al Ripasso come si sta facendo oggi con tale facilità rischia di far perdere definitivamente senso al prodotto base. E credo che se anche si raffreddasse l’entusiasmo sul Ripasso, sarà veramente difficile riposizionare il Valpolicella base. Oggi questo prodotto viene il più delle volte inteso anche qualitativamente in maniera un po’ troppo superficiale. Ma i Venturini invece lo trattano come se fosse il loro straordinario Campo Masua Amarone. Uguale dignità. Per questo la scelta del loro Valpolicella Classico vuole essere anche un messaggio a tutti i produttori affinchè non dimentichino da dove sono partiti. Combinare scelte strategiche di mercato e mantenimento della tradizione enologica arusnate credo sarà un fattore qualificante ogni azienda.
Come abbiamo visto è veramente interessante comparare i risultati delle varie guide. Lo abbiamo fatto senza dire chi è meglio o chi è peggio…non avrebbe senso! Ciò che è importante è riuscire a leggere tra le righe ciò che ha animato l’approccio de gustativo, la filosofia che sta alla base di ogni editore, l’anima quindi delle guide. Per i consumatori è più facile distaccarsi e cogliere anche l’aspetto emotivo delle guide. Per chi le fa c’è invece sempre il desiderio di emergere o fare le pulci ai competitors. Questa volta ho voluto mettermi dalla vostra parte lasciando perdere considerazioni giornalistiche e scelte strategiche aziendali. Spero di essere riuscito se non altro a suscitare un po’ di riflessioni.