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Strangers in the Vinitaly!

Scritto da Bernardo Pasquali
martedì 10 aprile 2007
A Vinitaly un partecipante su tre viene dall'estero

Chi è stato a Vinitaly quest'anno non ha potuto non farci caso! Quanti stranieri. Molti dall'area asiatica ma soprattutto tutti quanti molto interessati. Una vera ondata di positività che ha affrancato i produttori italiani. C'era molta attesa da questa edizione di Vinitaly. Ricordo un amico produttore che si diceva un po' stanco di impegnare l'azienda in modo così sostenuto per la fiera e che se non fosse stata significativamente redditizia non l'avrebbe ripetuta.

Credo non avesse tutti i torti visto che Vinitaly costa e non poco agli espositori. Ma Vinitaly non ha paragoni in Italia e in Europa ha rivali solo in Vinexpo, la fiera internazionale dei vini di Bordeaux.
Lo stesso produttore l'ho incontrato più volte durante la manifestazione e più di una volta ho dovuto "tirare dritto" perché occupato con più persone nel suo stand. I suoi sguardi, e i sorrisi da lontano però erano quanto di più convincente sull'andamento della sua fiera. E così è stato per la gran parte degli espositori.

Tutti quanti ad ammettere: migliora ogni anno sempre più il pubblico che arriva a Verona e soprattutto c'è grande fermento per i vini italiani dall'estero.
E' bello vedere come molti nostri produttori, ma molti altri in Italia siano ancora impreparati alle lingue ma trovino qualsiasi mezzo per agganciare il buyer straniero. Ma la cosa che più mi ha divertito è stato sentire un nostro veronese che ad un distinto signore giapponese molto compiaciuto della sua degustazione, dice con gioviale genuinità: "Elo bon si o no?".
E forse questa piacevole e rustica originalità è una carta vincente in alcuni casi per i buyers più esigenti che vogliono scoprire e penetrare il mondo del vino italiano, anche quello più sconosciuto ai più.

L'importante mercato del vino italiano nel mondo

Proprio gli asiatici sono attratti dal vignaiolo italiano tipico. E il divertimento traspare ogni volta. Che il vino italiano all'estero stia migliorando le sue prestazioni un po' si sapeva già. Addirittura si sta osservando l'inversione di tendenza sui costumi alimentari di alcuni Stati. Ad esempio negli USA il consumo di vino sta soppiantando la birra. Infatti secondo la società di ricerca Gallup gli americani per il 39% mettono al primo posto il vino come bevanda preferita. Al 36% la birra. Inoltre si è certi che entro il 2010 diverrà il maggior paese consumatore al mondo. E rimanendo ancora in campo occidentale, che dire del Regno Unito? Diverrà il primo mercato vinicolo del Vecchio Continente e spenderà circa 5,5 miliardi di sterline entro il 2010.
Rispetto ai primi sei mesi del 2006 il mercato verso gli Stati Uniti è aumentato dell'8,14%.
Se voltiamo poi il nostro sguardo ad est ecco che si aprono nuovi orizzonti, splendidi, e per un certo verso ancora inesplorati. Cina, India, Balcani, Russia, Polonia, Europa centro-orientale. Pensate alla Cina. Nel 2005 ha importato prodotti agroalimentari italiani per circa 17 milioni di euro +41% rispetto ai 12 milioni del 2004.

Potrebbe far ridere ma si può ben dire che il vino italiano sta "sbarcando" in Albania. Federexport Piemonte (struttura in seno a Confindustria) dal 27 ottobre al 12 novembre scorso è stata presente al I Festival del vino italiano all'interno dell'Ipermercato Euromax a Tirana. In 15 giorni sono state vendute oltre 5000 bottiglie un numero notevole se si pensa che l'ipermercato ne vende 10.000 all'anno.che non sono comunque poche! Ma arriviamo all'India. Il 2007 sarà l'anno dell'Italia in India. 1 miliardo e 300.000 persone. + 8,4% l'incremento del Pil tra 2005/2006. Secondo la Banca Mondiale è il 12° paese nella classifica delle economie mondiali. L'Italia sempre nel 2006 ha aumentato le esportazioni del 35,14%. Fino al 2001 erano vietate le importazioni e questo dato fa ancora di più capire le potenzialità di questo paese.
Si pensi inoltre che il consumo del vino rappresenta solo meno dell'1% del mercato complessivo di bevande alcoliche. Circa 5,85 milioni di litri di cui soltanto 900.000 di importazione. Nei primi nove mesi del 2006 il consumo di vino italiano è aumentato del 40% con un numero di famiglie che si possono permettere beni di lusso pari a 1,6 milioni. Si pensa che nel 2010 siano più di tre milioni le famiglie potenzialmente pronte ad acquistare tali beni.

L'Italia del vino tra marchio e qualità

Tali dati sono straordinariamente interessanti e infatti il Vinitaly li ha confermati con la presenza di uno straniero su tre dei 150.000 partecipanti. Sta a noi italiani sapere sfruttare il momento. Sembra che le intenzioni siano buone, che stiano sorgendo anche nuove realtà di interscambio commerciale import - export. Soprattutto dobbiamo diventare più consapevoli dei nostri limiti e convinti delle nostre potenzialità. Un limite: la parcellizzazione delle produzioni, l'eccessiva presenza di DOC, strategie di marketing talvolta limitate. La forza: il nome che portiamo, Italia! È certamente il marchio che vale più di tutti. E qualità è il binomio ancora più accettato e che convince il consumatore straniero.