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Il capo migliore

Scritto da Marco A. Rovatti
lunedì 30 giugno 2008
Il capo miglioreIl segreto del capo ideale? La giusta capacità di imporsi.
Uno recente studio condotto negli States rivela che la qualità più apprezzata in ufficio o in azienda è una corretta assertività.

Asserire, dal latino, significa dire le cose con fermezza. Ma quale è limite tra fermezza e aggressività? E se il rischio di essere troppo “morbidi” ci porta ad essere passivi, remissivi? Quali conseguenze potremmo trovarci nella gestione delle persone? Scopriamolo insieme.


CHE COSA FA DI UN LEADER UN BUON CAPO?


Carisma, empatia, credibilità oppure onestà o una visione coraggiosa del futuro? Certo, tutte queste qualità giocano un ruolo. Ma la caratteristica che i sottoposti stimano maggiormente in chi li deve guidare è la giusta capacità di imporsi. A rivelarlo è uno studio americano pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology, edito dall'American Psychological Association (APA).
Solo chi riesce ad azzeccare la miscela ideale di assertività, non troppa, né troppo poca, può aspirare a ottenere rispetto e produttività in ufficio come in azienda. Insomma, come dicevano i Latini: in medium stat virtus. Sì d'accordo: ma dove trovare questo equilibrio?
In una serie di esperimenti condotti da Daniel Ames, professore della Columbia Business School, e da Francis Flynn, della Stanford Graduate School of Business, i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di indicare quali erano i punti deboli e quelli di forza per un leader. Tra le caratteristiche positive il campione ha elencato, come ci si poteva aspettare, intelligenza, autodisciplina e carisma.


SE IL CAPO NON SI IMPONE IN MODO CORRETTO


Ma la pecca rilevata più frequentemente, e considerata più grave in ufficio, è risultata l'incapacità da parte del capo di affermarsi in modo corretto. Che, da sola, è stata votata come più significativa anche del grado di intelligenza e del carisma. E' questo un vecchio “vizio” dei manager nostrani: finché va tutto bene sono sorrisi e abbracci, non necessariamente fisici ma, quando qualcosa va storto, allora ecco emergere subito un'aggressività repressa che si manifesta in violenti scatti d'ira, sarcasmo a profusione e facce torve per lunghi giorni.
Insomma la “cazziata” è sempre pronta dietro l'angolo, per il povero collaboratore. Altre volte il manager prende invece in mano la situazione, sboffonchianfo un po', e cerca di mettere mano all'errore altrui.
Fa tardi, consuma energie, rimane solo in ufficio, fa tardi e si avvilisce. Convinto che nessun altro, però, meglio di lui può mettere a posto il tutto. E il tempo passa e i collaboratori “figli” si lasciano sostituire volentieri dal “capo- genitore”: e il capo si ammala.


MA COSA DEVE FARE UN BUON CAPO, ALLORA?


Un buon capo deve assommare diversi tratti per riuscire a garantire efficienza e benessere sul luogo di lavoro. Ma agli occhi dei sottoposti, quello che il leader sbaglia di più e più frequentemente è proprio il modo in cui decide di imporsi, di esprimere i propri bisogni senza violare i diritti degli altri.
I ricercatori hanno riscontrato che su oltre mille commenti degli intervistati sul concetto di leadership, l'aggettivo più spesso citato come mancante era proprio "assertivo", che ha superato del doppio altri concetti come "concentrato sugli obiettivi", "sicuro di sé", "capace".


COME DOSARE LA CAPACITA' DI IMPORSI?


C'è da rilevare che nella maggioranza dei casi, il capo o è troppo assertivo o lo è troppo poco. D'altra parte la giusta capacità di imporsi non è una caratteristica chiaramente identificabile. Anzi, meno la si nota, meglio è: significa che funziona come dovrebbe.
Un po' come il sale nella salsa. "Quando ce n'è troppo o troppo poco, non si riesce a notare niente altro. Quando è giusto, risaltano tutti gli altri elementi", commenta Ames, coordinatore di uno dei due studi.


OCCORRE TROVARE IL GIUSTO EQUILIBRIO


Come ho già detto, l'assertività diventa però un problema se vira verso un estremo o un altro. Da un lato, l'incapacità di imporsi crea un "corto circuito" nel leader, che non riesce a realizzare gli obiettivi che si è prefisso e a raggiungere risultati.
All'opposto, un capo troppo assertivo diventa insopportabile, rischio certamente da non sottovalutare. "Anche se per un certo periodo riesce a ottenere quello che vuole, alla lunga i costi sociali cominciano a farsi sentire con conseguenze gravi sui risultati", ammonisce Ames.
Ci sono degli ottimi corsi, anche brevi, che aiutano a comprendere come divenire sempre più assertivi e vivere, in buona sostanza, più felici. Se siete curiosi e volete approfondire questo affascinante tema, date un'occhiata al sito www.viverefelice.com.