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Il Rugby, le Regole, il Manager

Scritto da Marco A. Rovatti
martedì 07 luglio 2009
Il Rugby, le Regole, il ManagerMA COME FUNZIONA?

I PUNTI
Esistono quattro modi per fare punti: la meta (vale 5 p.ti), la trasformazione dopo la meta (vale 2 p.ti), il calcio di punizione (vale 3 p.ti) e il drop (vale 3 p.ti).

IL PLACCAGGIO
Normalmente la forza d'urto di un placcaggio è di circa 150kg. In una partita di 80 minuti (40 per tempo) avvengono mediamente 125/130 placcaggi. Il placcaggio è quindi il gesto atletico che caratterizza il rugby. Cosa fare quando uno è placcato?

L'unica cosa da fare è mettere il pallone a disposizione dei compagni che corrono a darti sostegno. Loro possono venire in tuo sostegno solo entrando nel gate che tu offri loro con il tuo corpo a terra. Devi metterti disteso il più possibile con le gambe perpendicolari al tuo compagno che sta correndo verso te, perché non ha altra via per raggiungerti.

Insomma, se non hai ancora capito la metafora aziendale, quando sei in difficoltà chiama, apriti e non aver timore. Accetta il sostegno e offrilo a tua volta!

Quando si placca un giocatore occorre accompagnarlo a terra per non fargli male e se l'avversario sta saltando per prendere un pallone aereo non bisogna placcarlo perché potresti fargli male. E non si placca ad altezza spalle perché è pericoloso per il collo. Insomma, va bene competere, anche duramente, ma ci deve essere sempre il rispetto per l'avversario. Sei gli fai male volontariamente, hai fatto del male a te stesso. Ricordalo.

LA TOUCHE
Quando la palla esce dal campo va rimessa in gioco con una rimessa laterale. E fin qui tutto chiaro. La touche è un salto organizzato composto da due file parallele di giocatori avversari (da un minimo di due ma solitamente composto dal pacchetto di mischia). Il tallonatore lancia la palla tra due file di giocatori che se la contendono.

Alle spalle attendono la soluzione della mischia i «tre quarti» (numeri da 11 a 15), le cui azioni sono gestite dal mediano di apertura (numero 10): con l'11 e il 14 si piazzano le due ali; il 12 e 13 sono il primo e secondo centro. Il 15 è l'estremo, figura simile al vecchio «libero» del calcio. Un giocatore per parte viene alzato da un paio di compagni per raggiungere in modo aereo il pallone. Questo gesto viene chiamato: l'ascensore.

LA MAUL
Una zuffa organizzata che serve a guadagnare terreno ovvero, avanzare in territorio nemico.
La squadra che inizia una maul (tipicamente dopo una touche) ha il solo compito di avanzare. Anzi, deve! Altrimenti l'arbitro interrompe il gioco e dà il vantaggio alla squadra che sta giocando in difesa perché è riuscita a contrastare la maul di chi attacca.

Hai fatto la maul? Non riesci ad avanzare? Hai vanificato il tuo obiettivo. Vantaggio a chi ha difeso. La maul avanza serpeggiando, cercando di trovare il punto debole della difesa avversaria. In effetti è più facile avanzare così che in linea retta. Anche nella vita.

LA MISCHIA
E' un equivoco linguistico, per usare le parole di Marco Paolini.
E' una zuffa con tante regole. Infatti nel rugby la mischia è un modo molto ordinato per riprendere un'azione interrotta. Partecipano alla mischia otto giocatori per parte, legati insieme. Sono tutti e otto legati l'uno con l'altro. Capito? E loro spingono tutti verso un'unica direzione e devono fare corpo unico perché sanno che la pressione esercitata sull'avversario è enorme. Hai capito l'antifona? Non correre da solo … usa la testa. Usa i compagni!

La mischia è composta dal tallonatore che sta al centro e che viene affiancato dai due piloni. La formazione in mischia (il «pacchetto» è formato da otto uomini, numeri da 1 a 8) è completata dalle seconde linee (4 e 5) e dalle terze linee (terza centro, 8, e gli altri due flanker, 6 e 7). Quando i due schieramenti sono a posto e viene dato il comando “tocco – pausa – ingaggio” il mediano di mischia (9) introduce la palla nel corridoio tra le due prime linee (qui il tallonatore, 2, spetta il compito di far scivolare la palla, con i talloni, verso la coda della mischia).

I CALCI
Ma nel rugby non si gioca solo con le mani. Ci sono anche i calci.
E quindi dopo il calcio della trasformazione e il drop (la palla deve prima rimbalzare a terra e poi essere colpita col piede) ci sono i calci di invio (inizio partita), il calcio di ri-invio (dalla linea dei 22 metri) e quelli di alleggerimento. Non ci sono solo le mani.


E IN AZIENDA?
Nelle organizzazioni aziendali moderne questo deve fare la differenza perché rappresenta il vero vantaggio competitivo. Occorrono in pratica persone che siano incoraggiate a metterci le mani e la faccia senza doversene pentire e che poi scelgano di mettercele davvero. “Sul campo io metto la faccia deve altri non metterebbero nemmeno i piedi” - ha detto recentemente un coach di rugby. E in effetti io non mi devo porre il problema di guardare se il mio compagno viene. Io vado perché so che l'altro viene o addirittura è già andato!

In azienda è molto importante che la squadra condivida gli obiettivi e le modalità per realizzarli. Ci si deve ricordare che l'obiettivo, in realtà, è solo un passaggio: la cosa realmente importante è la direzione.

Strategia e obiettivi non vengono condivisi? Può capitare, e non è detto che non sia esercizio strategico. Cosa posso fare io? Semplice: fare al meglio il mio lavoro. Devo essere un esempio , devo trasferire sensibilità. Fare quello che puoi fare e fallo al meglio delle tue capacità. Essere corretti con se stessi (rispetto del proprio io e del proprio tempo) e con gli altri.

Fai le cose con impegno e qualità.
Tutto qui.