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Le armi di distrazione di massa

Scritto da Marco A. Rovatti
mercoledì 05 settembre 2007
Troppi stimoli per il cervello: non ci concentriamo più

Forse ci sfugge ma oramai viviamo nell'era dell'"attenzione parziale continua". Quella in cui una quantità crescente di sms, email e stimoli elettronici di ogni genere distrae la nostra attenzione dall'attività cui ci stiamo dedicando. Sempre più attività svolte simultaneamente con a ciascuna una quota ristretta di concentrazione. Ma il multitasking, di cui i giovani sono maestri, presenta anche effetti collaterali: la sindrome da interruzione continua prodotta dai gadget elettronici.
Rubrica di Marco A. Rovatti

Telefonino terzo incomodo

E' abitudine professionale, la mia, girare molto e quando sono seduto a tavola a cena noto sempre più spesso che il telefonino è sempre il terzo incomodo tra lui e lei. Lui guarda lei, lei guarda lui e tutti e due non perdono di vista il cellulare. Potrebbe squillare, potrebbero non sentire. Tanto più ora che, oltre al trillo flebile degli sms, c'è anche quello delle e-mail. Il risultato è uno stato di "attenzione parziale continua", come è stata di recente battezzata. Vuol dire che i due sono lì al tavolo ma con la testa anche un po' altrove. È il definitivo tramonto del "qui e ora" al cento per cento, mentre all'orizzonte si profila il chiarore pallido dell'alba di una nuova era, all'insegna di una quota ripartita e sempre più smozzicata di concentrazione.

Un contorsionismo cognitivo che attiva un vero e prorpiro stand-by dei sensi

Un effetto collaterale del multitasking, l'attitudine tracimata dai computer alla vita di tutti i giorni. Lì si tenevano aperti più programmi contemporaneamente, quello per scrivere, l'altro per chattare e il masterizzatore per copiare i cd. Qui si parla con l'interlocutore mentre si manda un SMS e magari, con un solo auricolare, si ascolta musica dal lettore Mp3. Uno scenario di contorsionismo cognitivo che attiva un vero e proprio stand-by dei sensi, allontanando fatalmente la naturale e positiva concessione di occhi e orecchie a chi ci sta parlando in quel momento. Un investimento sempre più raro, in una società dove portare con sé un Blackberry è come ammettere che il vostro impegno verso l'attività corrente è solo parziale. Se prima erano cinque sms adesso bisogna moltiplicare almeno per dieci il numero di email che entrano a speron battuto nel palinsesto della nostra giornata. Chi tiene conto di questo nuovo contesto di attenzione debole ha carte per sopravvivere meglio e vincere la competizione.

Si arriverà all'usura del processore umano?

A ben pensare è una matematica semplice quella dell'attenzione - cresce il numeratore (attività), decresce il denominatore (concentrazione) - con cui anche gli adulti cominciano a impratichirsi. Anche se la specialità resta in mano ai giovani. Il motivo per cui è normale per loro mentre per i genitori no sta, oltre che nell'abitudine, nella fisiologia stessa del cervello. In particolare nell'Area Brodmann 10 nella corteccia prefrontale dove vengono "parcheggiati" e poi ripresi i compiti mentali non completati. Quella regione è una delle prime a deperire con l'età e dà l'impressione della simultaneità in ciò che in realtà è una rapida successione di azioni cerebrali. Perché anche il processore umano, come quello del computer, alla fine svolge una transazione per volta. E a sovraccaricarlo con più richieste, illudendosi di far prima, spesso lo si impalla (aumentando tempi di elaborazione e rischio di errori sino al doppio come dimostrano studi recenti) proprio come succede ai calcolatori.

Come riportava Riccardo Staglianò su Repubblica: "Ma che il cumulo giovi alla specie è tutto da provare. Il Congresso degli USA ha stanziato 100 milioni di dollari (!) per valutare l'effetto di lungo periodo dell'uso dei media elettronici. Una delle minacce all'Occidente, verrebbe da queste sempre più diffuse armi di distrazione di massa".