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Perchè Navigare? - Seconda parte

Scritto da Marco A. Rovatti
martedì 23 dicembre 2008

Perchè Navigare? - Seconda parteINTERNET: UN NUOVO MODO DI PENSARE

L’uso sapiente di Internet, nella misura in cui agevola il superamento di paradigmi consolidati ed ingabbianti ed agevola quindi l’emergere di nuovi meccanismi di produzione di pensiero e di conoscenza, di fatto aiuta a metabolizzare modi innovativi di pensare, azzardando nuove sinapsi.
Ma fare surf non significa obbligarsi sempre ad esplorazioni non definibili a priori; così fosse, si arriverebbe al paradosso di far diventare il surf una gabbia. Una sorta di gabbia alla rovescia: l’obbligo del non approdo o comunque dell’approdo necessariamente casuale ed irripetibile.

Gli approdi manifestamente efficaci, le rotte manifestamente efficienti, divengono patrimonio di conoscenza: folle e delittuoso sarebbe il dilapidarlo. Ogni sessione di accesso ad Internet, man mano che si acquisisce confidenza e padronanza diviene un mix di surf e di navigazione propriamente intesa. Il surf contribuisce a definire la mappa dei porti e la definizione delle rotte. Ma devono essere carte in continuo divenire, altrimenti la navigazione diviene piccolo cabotaggio.

ESSERE SOLO IN RETE MA NON SENTIRSI SOLI

Nella mia postazione personale di Internet sto arricchendo la directory dei preferiti. Magari retrocedendo in tecnologia, sto anche appuntando a matita su un quaderno oppure sto adornando di stick on la cornice dello schermo, con indirizzi di siti utili sui quali riandare in sessioni successive. Il mio essere su Internet mi fa sentire solo, ma non mi trasmette solitudine.

Sono solo perché sono volutamente solo. Perché la scansione dei tempi e dei modi di accedere ad Internet e di fare surf e/o navigazione in rete è frutto di decisione solo mia. Ho la mia personale postazione di Internet: non dimentichiamolo. Ho la mia password di accesso che è solo mia e che reputo riservata e preziosa quanto il codice bancomat.

Sono solo per scelta, sono solo perché ho agio nelle fruizioni individuali degli strumenti che sono diventati strumenti personali. Ho il mio telefonino, la mia televisione, il mio PC e la mia auto; è naturale che abbia la mia postazione personale di Internet, ed il mio indirizzo personale di posta elettronica. E tutto ciò è vero, praticamente, per tutti (o quasi) quelli che usano Internet.
E’ vero cioè che essi hanno fruizione strettamente personale (per scelta, per loro agio, giammai per obbligo) di strumenti quali auto, televisione, telefonino, PC e postazione Internet, con annesso indirizzo di posta elettronica.

EMERGE LA SINGOLA PERSONA

La rete ha ulteriormente agevolato l’emergere degli 1, l’emergere degli individui in quanto tali, l’emergere della singola persona e quindi della singola personalità: altro che villaggio globale di Mc Luhan! Non esiste il villaggio globale, tutt’altro.
Esistono centinaia di milioni di microvillaggi, talmente micro che praticamente sono costituiti da un unico abitante. Sembrerebbe di essere tornati alle monadi di Leibnitz: bel salto all’indietro, non c’è dubbio.

E invece no, così non è. Stiamo compiendo un salto prodigioso nella prodigiosa storia dell’umanità e ciò grazie all’abilitatore tecnologico costituito da Internet. Siamo persone, non numeri, non elementi anonimi costituenti folle tanto indistinte quando talvolta anche sterilmente vocianti. Siamo cittadini e non sudditi. Siamo alfabetizzati ed in condizioni di governare le nostre relazioni, sempre meno delegandole, supini, a soggetti terzi, sempre più e sempre meglio gestendole anche allorquando aumentano in complessità.

In questo senso siamo tanti piccolissimi villaggi. Vogliamo mica azzardare che siamo al personal village? Ma sì, azzardiamo e diciamolo: siamo al villaggio personale.
E allora eccolo il salto prodigioso nella prodigiosa storia dell’umanità: siamo centinaia di milioni di villaggi personali ma, attenzione, tutti in rete!