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Catullo e la strada del successo da Verona a Roma

lunedì 31 maggio 2010

Catullo e LesbiaIL GIOVANE RAMPOLLO DELLA VERONA ROMANA

Gaio Valerio Catullo nasce a Verona nell'87 a.c. da una famiglia agiata e molto conosciuta. Secondo quanto ci ha lasciato scritto Svetonio, il padre era un pezzo grosso che si vantava di ospitare in casa importanti personaggi romani. Tra questi ci fu certamente anche il futuro dittatore Giulio Cesare. Nel 60 a.c. Catullo si trasferisce a Roma e inizia a frequentare la buona società. 

Seleziona i suoi amici tra giovani politici, intellettuali e protagonisti del bel mondo. La sua compagnia preferita però resterà sempre una stretta cerchia di giovani letterati, con cui fonda un club in cui si passava il tempo parlando di stile di vita e letteratura. 

L'AMORE DI UNA VITA – LA RELAZIONE CON CLODIA

A segnare la vita e le opere di Catullo è una storia d'amore complicata con la sorella del tribuno Clodio, chiamata con poca fantasia, Clodia. Alcuni sostengono che il poeta ebbe anche una relazione omosessuale con un ragazzino di nome Giovenzio. Niente di scandaloso del resto, all'epoca non rappresentava un problema avere una relazione con giovinetti dello stesso sesso. L'importante era farlo in modo poco vistoso.

L'AVVENTURA – IL VIAGGIO DIPLOMATICO IN BITINIA
 
Nel 57 a.c. Catullo, forse per attirare l'attenzione della sua bella, si da all'avventura. Il suo amico Gaio Memmio è inviato dal Senato in Bitinia (sulla costa turca del Mar Nero) e lui ha il grande onore di far parte della missione diplomatica. Al tempo un viaggio del genere richiedeva sempre un testamento e questo ci dà un'idea su quanti ci lasciassero poi la pelle. Nell'occasione dimostra un buon cuore, allungando il viaggio per fare visita alla tomba del fratello, che si trovava da qualche parte nella Troade, in Anatolia.

LA GELOSIA, LA POESIA E LA PASSIONE PER LESBIA

 
Il poeta torna dal viaggio senza guadagni economici e senza ritrovare la serenità perduta a causa dell'indifferenza della sua amata che, nel frattempo, si sposa con un pezzo grosso: Quinto Cecilio Metello. Un nome altisonante per un uomo dal lignaggio (e dal patrimonio) di tutt'altra caratura rispetto a quello di Catullo, che si strusse di gelosia per tutta la vita, ma ebbe la buona idea di concretizzare i suoi sentimenti nelle poesie, dove la bella Clodia prende il nome di Lesbia.

La donna sarà ricordata dai posteri come la prima signora della città. Non in senso positivo. Clodia era certamente un bel tipo: femminista con molti secoli di anticipo, usciva da sola la sera e invitava a cena gli amici quando a casa non c'era il marito, baciava e abbracciava in pubblico i conoscenti che incontrava per strada, affermava il diritto alla poligamia anche per le donne e lo praticò con decine di amanti. Di certo non era noiosa.

UN PROTAGONISTA DEL PERIODO AUREO DELLA REPUBBLICA
 
L'atmosfera di Roma diventa in quegli anni tumultuosa ed eventi importanti si susseguono rapidamente: la formazione del primo triumvirato, le violenze della guerra di Cesare in Gallia e Britannia (a cui Catullo dedica i Carmi 11 e 29: "Caesaris visens monimenta magni,/ Gallicum Rhenum horribile aequor/ ultimosque Britannos...", "quod Comata Gallia/ habebat uncti et ultima Britannia?"), e i tumulti fomentati da Clodio, comandante della fazione dei populares e fratello della sua Lesbia.
 
E' però un'epoca splendente per Roma e Catullo la vive completamente, acquisendo notorietà e successo tra la gioventù dorata, che aveva come campione il bellissimo generale Pompeo Magno, indossava abiti raffinati, mangiava piatti ricercati in sfarzosi banchetti e parlava un latino pulito,  condito da frequenti richiami letterari.

IL SUCCESSO LETTERARIO DELLA SUA POESIA SENTIMENTALE
 
Catullo fu uno dei più noti rappresentanti della scuola dei neoteroi (i "poeti nuovi"), i quali si richiamavano al poeta greco Callimaco. E come lui Catullo non parla nelle sue opere delle gesta di antichi eroi o degli dei, ma si concentra su episodi semplici e quotidiani, un po' quelli delle nostre soap. Il poeta non partecipa mai attivamente alla vita politica. Voleva fare della sua poesia un divertimento fra amici, una cosa leggera e lontana dagli ideali politici. 

Era un poeta sentimentale, che strizzava l'occhio alle giovani signore e parlava d'amore in un tempo di matrimoni combinati. Ciò non diminuisce i suoi meriti, perché  ha reso morbida una lingua che sembrava fatta solo per scrivere legge.