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A Proposito di Corot e della Mostra in Gran Guardia

Scritto da Asso Guide Veneto
martedì 19 gennaio 2010
A Proposito di CorotCon l’occasione della mostra "Corot e l’Arte Moderna" che si tiene alla Gran Guardia di Verona fino al prossimo 7 Marzo 2010, l’argomento da trattare è il paesaggio nella pittura. Non è una cosa scontata.
Il paesaggio o meglio, la natura, non sempre viene rappresentata o presa in considerazione dalle arti figurative e, quando ciò avviene, le modalità differiscono a seconda dei momenti storici che l’umanità artistica attraversa.

Prendiamo in considerazione l’antico Egitto, per esempio: i pochi elementi naturali che compaiono su rilievi tombali di solito celebrativi di qualche attività del defunto, come la caccia oppure un viaggio, sono decorati con elementi stilizzati di piante come il papiro o un arbusto, che servono solo da contorno alla scena rappresentata. Nell’arte greca arcaica, (sec. X-VI A.C.) addirittura, le scene mitologiche e di vita quotidiana sono collocate contro un fondo neutro ed i personaggi si dispongono su un unico piano, senza accenno di prospettiva.

Con l’avvicinarsi all’età classica ( II-I sec. A.C.), gli elementi naturali, alberi, rocce rialzi del terreno, acquistano una nuova importanza e cominciano a creare lo spazio entro cui si ambienta il racconto. E’ solo con l’età romana, certamente perché di questa restano molti più documenti a disposizione, che si inizia a vedere una pittura di paesaggio. Fin dal I sec. A.C. ampi spazi delle pareti domestiche di importanti case romane vengono decorati con dipinti di genere idillico-sacrale  con statue di divinità, colonne, tempietti, altari, alberi, giardini, uccelli e piante. Spesso si rappresenta la vita dei campi con uomini ed animali al lavoro oppure scene mitologiche con paesaggi come sfondo.

Con il declino dell’impero romano ed il sopraggiungere dell’età “tardo antica”( III-IV sec. D.C.), con gli sconvolgimenti politici e l’imporsi del cristianesimo, la visione classica della natura subisce una battuta d’arresto. Subentrano raffigurazioni scabre ed essenziali che utilizzano una concezione più allusiva e simbolica della forma. L’arte classica si fonde con quella barbarica, ed il bizantinismo orientale ci propone gli sfondi nudi e dorati dei mosaici che ancora ritroviamo nei templi cristiani del ravennate, della Sicilia, e di Venezia.

La natura, ed il paesaggio ricompaiono nelle grandi pareti affrescate da Giotto (Assisi) pur se in forme semplici e riassuntive ma comunque tendenti a scandire i piani prospettici.
Con il Rinascimento e la concezione antropocentrica del mondo, l’uomo diventa parte integrante del creato che lo circonda ed il paesaggio è lo sfondo prospettico delle sacre rappresentazioni.
I traffici di merci con l’Europa, ed i movimenti di uomini  che si scambiano informazioni ed esperienze diverse a cui si aggiunge la considerazione della natura come fonte di lavoro e benessere, portano alla rappresentazione delle “nature morte” in primo piano degli artisti nordici, che saranno poi portate all’eccellenza dal nostro Caravaggio.

Ma sarà solo con il Settecento che il paesaggio diverrà, poco a poco, un genere a sé stante.
La campagna e la natura saranno viste come un luoghi di rifugio e di serenità e come tali verranno rappresentate dagli artisti dell’epoca. Lo stile espressivo accoglierà sempre di più questo genere per esprimere una dimensione interiore.

Sentimenti e stati d’animo verranno rappresentati sulla tela da pennellate forti ed espressive.
E Corot , con le sue quinte scenografiche di alberi ed acque, di luce e cielo aprirà la via a quell’impressionismo materico che caratterizzerà la pittura europea fino ai primi anni del XX secolo.
 
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