
Nel cuore delle colline che si trovano ad est della città di Verona e che in questa stagione sono dorate di grappoli d’uva, non c’è solo Soave ed il suo grande vino.
Percorriamo altre valli, gustiamo altri vini, cerchiamo altri campanili.
MONTEFORTE - IL CAMPANILE E IL PALAZZO VESCOVILE
Il campanile più alto della valle d’Alpone è proprio quello di
Monteforte, primo centro agricolo alle propaggini dei monti Lessini ed all’inizio della valle segnata dal torrente Alpone. L’altissimo campanile appartiene alla
parrocchiale di Santa Maria Maggiore, eretta nei primi anni del XIX secolo su disegno dell’architetto Bartolomeo Giuliari.
A destra della chiesa si trova il
Palazzo Vescovile, oggi Casa di Riposo per anziani. Il palazzo risale alla metà del Quattrocento e fu voluto dal vescovo di Verona
Ermolao Barbaro, illustre umanista veneziano. All’interno si trova ancora il grazioso chiostro rettangolare a doppio loggiato sostenuto da colonnine di marmo rosso.
LA VAL D'ALPONE E I FOSSILI DI BOLCA
Risalendo la valle troviamo Montecchia di Corsara, San Giovanni Ilarione e Vestenanova. La strada si avvicina al torrente Alpone e la zona è ricca di cave di lignite, terre coloranti e basalti. Osservando il colore scuro delle rocce intorno si deduce facilmente che i basalti utilizzati fin dal tempo dei Romani per pavimentare le strade extraurbane provenivano da queste cave.
L’orgoglio della valle, però, si chiama
Bolca, definita anche la “laguna di pietra” per la quantità e qualità di fossili incastonati fra uno strato e l’altro del fondo pietroso. Fin dal Cinquecento, questi
giacimenti di fossili eocenici di ambiente marino hanno portato il nome di Bolca nel mondo, essendo questi giacimenti i più importanti in assoluto per le ittiofaune terziarie.
IL VINO DURELLO
Il territorio basaltico di antichi fondali marini produce anche un vino prezioso e molto particolare: il
Durello, un bianco agile, longilineo, aristocratico, quasi austero, che lascia un’acidità allungata sotto la lingua ed un retrogusto amarognolo. E’ un vino che si sposa in maniera sorprendente con la
soppressa veneta che trova origine e dimora naturale nel medesimo territorio.
Ma non ci sono barriere per questo bianco che stupisce anche unito al
baccalà nella sua elaborazione vicentina mentre il suo profumo iodato incontra piacevolmente anche i frutti di mare. Rimane uno dei vini più particolari e strani che si producono in Italia e proprio in questa valle, percorsa dal torrente Alpone, trova la sua Denominazione di Origine Controllata.