
Le porte di accesso alla città si aprono nella cinta muraria che protegge la città; e poiché Verona possiede
tre cinte murarie, la città ha molte porte di accesso che appartengono alle diverse epoche storiche che hanno caratterizzato la sua storia bimillenaria.
Volendo
visitarle sarebbe necessario farlo con tre tour diversi, poiché ogni cinta ha la sua storia complessa e molto interessante.
La
prima cinta muraria risale all’epoca della Roma repubblicana, quando Verona fu fondata dai romani nel 49 a.C.. Correva dall’Adige, all’altezza di Ponte della Vittoria, diritta fino a Via Leoncino dove tagliava decisamente verso l’Adige per raggiungerlo all’altezza di Porta Leoni. Poiché stiamo parlando della cinta a destra del fiume possiamo ancora ritrovare le due porte di accesso alla città che sono la
Porta dei Borsari, detta Porta Jovia in epoca romana, e la Porta dei Leoni, dove gli scavi archeologici hanno messo in luce anche i basamenti delle due torri ottogonali che guardavano verso la campagna.
A
sinistra Adige c’erano altre due porte romane che si aprivano nelle mura che circondavano il colle di San Pietro dove ancor oggi c’è il
Teatro Romano. Di esse sono stati ritrovate tracce durante recenti indagini archeologiche. Erano collacate all’altezza della ex Chiesa del Redentore l’una, ed all’altezza di Santo Stefano l’altra. Le porte romane dei Borsarii e dei Leoni furono abbellite con facciate monumentali in marmo nel I sec. d.C. e sono quelle giunte fino a noi.
Mille anni dopo, la città comunale si protegge con una
nuova cinta muraria che congiunge sempre i due rami dell’Adige, da Castelvecchio al Ponte Aleardi, per proteggere quella parte di abitato che nei secoli si era allargata oltre le mura romane e necessitava di protezione. Sono le cosi dette “Mura del Pallone”, nelle quali restano ancora aperte delle brecce che identifichiamo in Ponte Rofiolo e Portoni della Brà, aperte in epoche diverse, mentre in posizione davanti a
Castelvecchio l’antico arco trionfale romano, Arco dei Gavi, inserito in questa cinta di mura comunali, faceva funzione di Porta urbica.
La
terza cinta muraria, la più vasta, è quella che lo scaligero Cangrande I della Scala realizzò a completamento di mura esistenti ma non rispondenti ad un disegno unitario e “di largo respiro”, come si dice oggi. Era il 1325, come dichiara la lapide ora conservata al
Museo di Castelvecchio e la splendida muraglia era intervallata da torri scudate e merlate e da porte di accesso che oggi non ci sono più, ma non c’è più nemmeno quella cinta, perché, sullo stesso perimetro gli ingegneri al servizio della Repubblica di Venezia, ricostruirono le loro mura per adattare le difese alle armi del tempo. Queste mura veneziane che ancora restano qua e là a ricordare la loro possanza erano e sono intervallate dalle porte monumentali che si chiamano Porta Nuova, Porta Palio, Porta San Zeno, Porta San Giorgio e
Porta Vescovo.
Michele Sammicheli, nostro sommo architetto al servizio della Serenissima fu l’artefice delle magnifiche
Porta Nuova-Porta Palio e probabilmente Porta San Zeno.
Non solo, ma essendo egli lungimirante e “amante del bello e del giusto” con l’apertura della Porta Nuova e
Porta Palio diede impulso ed inizio alle due
grandi arterie stradali che sono il corso P. Nuova ed il Corso P. Palio; l’uno contribuì al formarsi della
Piazza Brà come secondo ed importante fulcro economico della città, l’altro restò arteria vitale di connessione diretta con l’antico centro politico ed economico della città, cioè il Foro Romano o Piazza delle Erbe.
Poiché siamo solo nella prima metà del 1500, Michele Sammicheli fu l’artefice che tracciò quella
forma urbis che ancor oggi identifica la nostra Verona.
Verona ruota attorno alle sue
tre Piazze principali:
- La più antica,
Piazza delle Erbe o Foro romano, ancor oggi mantiene quel carattere di fulcro antico e ciarliero acquisito nei secoli;
- La
Piazza dei Signori, formatasi accanto al Foro, quasi a voler sottolineare da parte della Signoria Scaligera una continuità di potere e di prestigio con la città romana;
- La Piazza Brà, che inizia a formarsi attorno all’anfiteatro
Arena, proprio in quel ‘500 di Michele Sammicheli, che, con la costruzione del Palazzo degli Honorji fissò il punto di partenza per l’architettura di tutta la Piazza.