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Chi era Arcidiacono Pacifico

Scritto da Asso Guide Veneto
martedì 13 aprile 2010

Chi era Arcidiacono PacificoUn personaggio di grosso, grossissimo calibro, nella Verona dell’VIII e IX secolo.
La via che porta al Duomo, infatti è stata dedicata a lui, si chiama “stradone Arcidiacono Pacifico”.
A noi, abitanti del XXI secolo, sembra che quei secoli del primo millennio siano stati terribilmente “barbari” nel senso di primitivi: qualche libro di storia li ha chiamati “secoli bui” mentre un più attento approfondimento rivela quanto ricchi di sapienza e scienza fossero. Fra le menti più ricche ed eclettiche di questo periodo ritroviamo appunto Pacifico, appartenente ad una famiglia longobarda, (i nomi dei suoi nipoti lo indicano chiaramente:  Rodiberto, Anselinda, Placiberto e la sorella:  Ansa).

Nacque a Quinzano di Verona nel 776, giusto due anni dopo l’insediamento dei franchi di Carlo Magno che si sostituivano, dopo averli sconfitti, ai Longobardi di Desiderio. Visse quindi in epoca franca, il nostro Pacifico, che essendo di famiglia economicamente benestante fu inviato dal vescovo Egino alla famosa e prestigiosa scuola di Reichenau, celebre Abbazia Benedettina situata sull’omonima isola sul Lago di Costanza. Qui venivano educati i monaci che poi avrebbero fatto parte delle cancellerie imperiali e ducali del Sacro Romano Impero.

Ritornato a Verona mise la sua profonda cultura al servizio della città.
Diede impulso alla Scuola calligrafica dello Scriptorium della Cattedrale, contribuendo alla copiatura di ben 218 codici. Si trattava di trascrivere , per salvarli e trasmetterli alle generazioni future i testi sacri e profani che costituivano la parte più importante della cultura romana e della tradizione cristiana. Questi preziosi testi sono ancor oggi il vanto della nostra gloriosa Biblioteca Capitolare, la più importante e prestigiosa d’Europa. La sua conoscenza includeva anche eccezionali capacità creative: era abile in ogni forma d’arte. Sapeva cesellare e lavorare l’oro e l’argento, sapeva scolpire ed intarsiare. Esperto di meccanica e di astronomia, costruì uno strumento per conoscere, dall’osservazione del cielo, le ore della notte: era il famoso “horologium nocturnum”, mai esistito prima.

Straordinario architetto, costruì e rinnovò le più belle chiese di Verona fra cui San Zeno, San Lorenzo, Sant’Elena, San Giovanni in Fonte.
Aveva molti possedimenti e nel suo testamento, redatto a Quinzano nel Settembre 844, lasciò tutto a poveri  e pellegrini. Istituì i a Quinzano uno xenodochio (ospedale per poveri e pellegrini) che fu poi di esempio per altri che seguirono. Molti i suoi averi furono lasciati a beneficio di chiese, Suola Sacerdotum e Biblioteca del Capitolo.

Se entriamo nella Biblioteca Capitolare di Verona ci troviamo di fronte la sua Statua, alta ed imponente, quale era la sua statura fisica ed anche intellettuale.
Non solo. All’interno della nostra cattedrale, sul muro laterale della navata sinistra è scolpito nella pietra il suo epitaffio originale ad eterna memoria della sua grandezza e munificenza per la città di Verona.