2009 – CENTENARIO DELLA NASCITA DEL FUTURISMO
Il 2009 sta per finire e con esso anche l’anno del centenario della nascita del futurismo.
Chi ha scoperto questo movimento, grazie alle numerose iniziative che sono state messe in atto per questa ricorrenza,
può aver avuto l’impressione che esso abbia interessato solo grandi centri come
Parigi, dove fu pubblicato il primo manifesto, o
Milano, dove il futurismo visse la sua fase eroica, oppure
Firenze che fu antagonista all’iniziale monopolio milanese ovvero Roma dove ebbe luogo la fase istituzionale. Questa impressione non corrisponde però al vero.
UN MOVIMENTO RADICATO SUL TERRITORIO
Il futurismo fu un movimento diffuso non solo tra le più svariate espressioni artistiche ma anche, come ora si usa dire, radicato sul territorio. Il
futurismo raggiunse ogni angolo del paese con le gambe di tantissimi futuristi, molto spesso conosciuti solo in ambito locale o dagli addetti ai lavori.
Questi
futuristi minori, rispetto a Marinetti, o Boccioni, o Balla che egemonizzarono i titoli di prima pagina,
si raggruppavano localmente e con spirito militante anche nei centri di provincia.
FUTURISMO A VERONA
Anche Verona ebbe il suo gruppo di futuristi e non fu un gruppo di pura testimonianza ma un gruppo di particolare importanza. Il
gruppo futurista veronese fu intitolato a Umberto Boccioni che proprio a Verona trovò la morte per una banale caduta da cavallo in località Sorte, al Chievo.
Il gruppo futurista “Boccioni”, quindi, fu
costituito l’8 ottobre del 1931 in una sala del Caffè Vittorio Emanuele, odierno Caffè Dante, con la partecipazione dello stesso Marinetti e dei futuristi Ambrosi, Anselmi, Bertozzi, Bonente, Di Bosso, Ferrante, Manca, Mariotti, Pesenti, Sacchetti, Scurto, Tomba, Verossì e i fratelli Aschieri.
Neanche un mese dopo essersi costituito, il gruppo, in risposta ad analoga iniziativa che si era tenuta qualche giorno prima nella celebre Galleria Pesaro di Milano, mette in scena un
“circuito di poesia” e, per l‘occasione, Marinetti è nuovamente presente a Verona.
Si trattava di un concorso di poesia in cui la designazione del vincitore era affidata alla durata degli applausi che riusciva a strappare, misurata con un “applausometro”. La manifestazione si tenne presso la loggia del Consiglio, in Piazza dei Signori. Fu vincitore il veneziano Alberto Vianello “in una baraonda di fischi, applausi e lancio di ortaggi” da parte del pubblico.
Le lunghe e accese
riunioni del gruppo si tenevano nel “covo di poesia” in Salita XX settembre, sede che fu decorata dal pittore Verossì.