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I Marmi di Verona

Scritto da Asso Guide Veneto
mercoledì 14 ottobre 2009
I Marmi di VeronaIL “MARMO DI VERONA”

In occasione della Fiera Internazionale del Marmo, che ogni anno si tiene a Verona all’inizio di ottobre, è doveroso ricordare che in tutto il mondo l’indicazione “marmo di Verona” indica il marmo di Sant’Ambrogio con le sue venature rosse, rosa e crema, le cui denominazioni commerciali sono moltissime.

Fra esse il Cengia bianco, il Cengia grigio chiaro senza macchie, il Rosso chiaro, il Mandorlato di Monte, il Rosso chiaro venato e macchiato, il Rosso vivo detto Broccatello, il Nembro rosso sbrecciato e molti altri.

SANT’AMBROGIO – PATRIA DI SCALPELLINI

Sant’Ambrogio ha realizzato una Fiera del Marmo e delle macchine per tener alta una tradizione antichissima di cava, lavorazione e commercio delle sue pietre. Materiali lapidei splendidi che, sin dall’antichità, sono estratti dal monte Pastello, dal monte Solane e dalle sue propaggini. L’Adige che da sempre scorre ai piedi della vallata ha reso possibile il trasporto dei marmi di Verona in tutto il bacino dell’Adriatico.

Da sempre quindi Sant’Ambrogio è patria di scalpellini, tagliapietre e scultori. La loro fatica e la loro arte si rivelano ancora oggi nei portali dei palazzi e delle chiese, nei capitelli e nelle colonne dei chiostri, nelle paraste degli altari, nei pilastri votivi agli angoli delle strade.

Verona stessa veste i colori della sua pietra ovunque, dall’Arena alle Arche Scaligere, dalla Cattedrale alle porte monumentali. Nel territorio di Sant’Ambrogio le ere preistoriche sono molto ben rappresentate negli scavi archeologici più recenti. L’epoca romana ha lasciato numerose e interessanti testimonianze fatte di are votive, cinerari, corredi funebri.

LE FIRME DI MAESTRO ORSO E DI ADAMINO DA SAN GIORGIO

San Giorgio di Valpolicella, nel Comune di Sant’Ambrogio, fu centro religioso di tutta la Valpolicella Occidentale, dapprima con i suoi santuari arusnati, di cui restano moltissime are votive, e poi con la splendida Pieve di origine longobarda (VIII secolo). E certamente maestro Orso, il cui nome è inciso sulle colonnette del ciborio longobardo collocato sull’altare della Pieve, fu uno dei tanti scultori-capomastri che impararono quest’arte nelle cave di Sant’Ambrogio.
 
Non dimentichiamo poi quell’Adamino da San Giorgio, di Valpolicella, (XIII secolo) che ha decorato con splendidi bassorilievi le arcate di accesso alla cripta di San Zeno e ha voluto lasciare la sua firma, incisa nel marmo rosso del capitello di sinistra.