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Il Borgo di Quinzano a Verona

Scritto da Asso Guide Veneto
mercoledì 21 aprile 2010

Il Borgo di Quinzano a VeronaA prima vista il piccolo borgo di Quinzano che si adagia fra quello di Avesa e l’inizio della Valpolicella non suscita immediate sensazioni di un grande passato di storia, ma appena ci si addentra con un po’ di attenzione nelle vicende del suo passato si scopre una ricchezza tale di situazioni da lasciarci piacevolmente sorpresi.

Quinzano è un importantissimo riferimento preistorico, essendo stato uno dei più antichi insediamenti umani d’Italia. Le cave di argilla hanno restituito l’osso occipitale dell’”Homo Quintianensis” vissuto nelle grotte di tufo 500.000 anni fa. Visse durante la glaciazione rissiana, si difese con armi di pietra per la sua sopravvivenza e per quella del suo gruppo. L’era preistorica è denominata Paleolitico inferiore.

Non mancano riscontri paleoarcheologici di periodi successivi che attraversano i millenni fino a più ragionevoli momenti quali l’ età del rame, del bronzo e del ferro, con sepolture ad  inumazione dotate di corredi in pietra e metallo, che si possono ritrovare al museo di Storia naturale della città.

La storia, come sempre, si fa iniziare dall’insediamento romano.
Nel secondo secolo avanti Cristo, Roma  aveva stabilito fin da subito un avamposto fortificato sullo sprone roccioso su cui ancora oggi sta il “Castello”. Scavi alla base della roccia hanno fatto rinvenire lapidi ed iscrizioni risalenti all’epoca romana. Ora la costruzione che si vede su quella roccia che si trova a dominare la piazza principale, Piazza Righetti, è costituita da due corpi di fabbrica che risalgono al XVI secolo, essendo stata la villa in campagna del nobile umanista ed alto prelato Benedetto Rizzoni, scrittore Apostolico alla Cancelleria papale nella prima metà del ‘500.

Sempre sulla Piazza Righetti, la sede comunale ci appare con una elegante facciata abbellita da grandi finestre che in realtà erano la loggia di villa Muselli/Canossa. La Piazza Righetti allora era il parco di villa Muselli e confinava con il parco di villa Rizzoni di cui sopra. Se ci innalziamo verso la collina detta “monte Cavro” che in realtà significa “Calvario” possiamo avere una visione più chiara di come era la Quinzano che si sviluppò, dopo l’epoca romana, in quella valle protetta dalla corona di colline e dal Monte Ongarine.

Vedremo ancora lunghe file di muri in sasso spaccato che sembrano in dialogo architettonico con le “marogne” ovvero le terrazze costruite sulle colline per strappare terreno al declivio ed utilizzarlo per la coltivazione dell’olivo. Quei lunghi muri risalgono alla struttura medievale del borgo che era costituito da poche corti ma ben fortificate entro muri di sasso a cui si accedeva tramite passaggi decorati poi con maestose arcate in tufo.

Il borgo antico è ancora identificato attorno alla chiesa Parrocchiale, che fin dal IX secolo è dedicata a San Giovanni Battista.
La prima via che incontriamo è via Prele, da “praelum” ovvero la macina per le olive.
Già in epoca romana l’abbondanza di olivi aveva dato avvio ad una intensa attività di produzione di olio, mentre l’abbondanza di tufo aveva portato ad  una importante attività estrattiva che a sua volta aveva creato altre attività collaterali come quella dei carrettieri per trasportare in città la pietra per costruire i monumenti e la città stessa. Sempre nel nucleo antico, dove si trova la chiesa parrocchiale, abitava la famiglia dell’Arcidiacono Pacifico, che possedeva moltissime proprietà in Quinzano.

Di lui abbiamo tre atti notarili, tutti redatti fra Agosto e Settembre dell’anno 844. Il primo atto ci parla della costruzione e dedicazione a Sant’Alessandro di una chiesa ai piedi della collina. Quella chiesa è oggi la chiesa di San Rocco di Quinzano. Nel secondo atto ci parla della pieve di San Giovanni Battista (oggi parrocchiale) e dello xenodochio che lui aveva fondato e che affidava alla gestione della sorella Ansa e di alcuni fedeli diaconi. Ed il terzo atto notarile è il suo testamento con cui lasciava tutti i suoi bene, ed erano molti,  ai poveri del Paesee della città , ed al capitolo della Cattedrale.

Sempre Pacifico fece del “monte Cavro” una area sacra. Su di esso fece costruire un sacello in cui si adorava il Santo Sepolcro ed accanto ad esso fece innalzare tre croci. Oggi su quel Monte Calvario” si erge la chiesetta di San Rocchetto, ed al suo interno si trova ancora il Santo Sepolcro.