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Le edicole votive della Lessinia

Scritto da Asso Guide Veneto
venerdì 03 ottobre 2008
Le edicole votive della LessiniaLungo i secoli XV-XVIII, nelle località montane del terriero veronese, si è andata sviluppando una forma di espressione artistica popolare, caratterizzata da una forte devozione locale verso la Madonna e i santi taumaturghi, spesso invocati con funzione apotropaica.

Tale espressione plastica, che spesso non supera il livello di semplice e rozza scultura, trova dunque la sua radice e sviluppo nei villaggi collinari e montuosi. Le sculture sono in genere delle lastre squadrate e a rilievo, collocate su un pilastrino o incassate nel muro.

Il soggetto preferito è quello mariano, nell’iconografia della Vergine con il Bambino, da sola o tra due figure di santi, per lo più Rocco e Sebastiano. Il materiale usato è la pietra locale, un’arenaria assai tenera quindi facilmente lavorabile.


LA FORTE RELIGIOSITA' LOCALE


La Lessinia, analogamente ad altri territori montani, presenta quel particolare e suggestivo fenomeno a tutti gli effetti artistico che è stato ed è la produzione di arte plastica. Le più antiche testimonianze di tale arte figurativa sulle montagne veronesi provengono dai XIII Comuni, in particolare dalla località di San Mauro di Saline. Infatti, sono state lì rinvenute delle statuette in ferro battuto.

Tale gruppo di immagini non trovò però proseguo nel tempo, né tanto meno influenzò la successiva produzione di rilievi in pietra, iniziata intorno al XVI secolo. L’origine di tale espressione artistica è invece da far risalire alla forte religiosità locale, che promosse la realizzazione di molte chiese nelle località montane, dando impulso a cantieri di maestranze lapicide.


LA PESTILENZA DEL 1511

I più antichi esemplari di tale produzione mostrano in genere la Vergine con il Bambino benedicente, da sola o tra i due santi Rocco e Sebastiano. San Rocco viene riconosciuto patrono degli appestati dopo il Concilio Ecumenico di Costanza (1414) e il suo culto si diffonde velocemente  anche nel Veneto.

La terribile pestilenza del 1511 spinse le popolazioni montane più duramente colpite a cercare la protezione della Madonna e di tali santi e, in parallelo, a sviluppare in scultura quell’iconografia che nelle chiese cittadine andava riempiendo altari e cappelle.

In genere si trattava di tavolette di forma squadrata di circa 50 cm di lato, scolpite a rilievo in quella particolare pietra tenera locale, erroneamente detta tufo, particolarmente facile a essere lavorata. Tali lastre scolpite venivano poi inserite in nicchie nel muro o collocate su semplici pilastrini alti circa un metro e mezzo.

Talvolta, si può anche trovare l’iconografia della sola Vergine col Bambino, oppure quella del singolo santo, sia Rocco sia Sebastiano: San Rocco è ritratto come pellegrino, con la gamba piagata e la mantellina fino alla cintura, mentre San Sebastiano, cinto del solo perizoma, presenta dei fori in cui si inserivano piccole frecce lignee. Qualche volta, ma più di rado, si possono trovare raffigurati anche San Valentino, San Giorgio e Sant’Antonio da Padova. Tale produzione fu portata avanti per tutto il XVII secolo.


NUOVE FORME ESPRESSIVE

Successivamente, comincia una nuova forma espressiva con la raffigurazione di Cristo crocifisso, con ai lati due figure di oranti. In genere il Redentore è inchiodato non alla croce ma nel vuoto, con un corpo gonfio e rozzo. Un altro, seppur limitato, nucleo di edicole presenta la caratteristica di mettere insieme sia la Croce sia la Beata Vergine, nell’iconografia della Mater dolorosa.
Infine, lungo il secolo scorso, è andato sviluppandosi un filone legato alla Madonna Immacolata, con le mani giunte in atto di pregare.