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San Martino fra passato e presente

Scritto da Asso Guide Veneto
mercoledì 11 novembre 2009
San Martino fra passato e presenteLA TRADIZIONE - UNA TELA CHE UNISCE IL PRESENTE AL PASSATO

Potremmo definire la tradizione una tela che si dipana fra origine e futuro, fatta di migliaia di consuetudini, abitudini, ritualità collettive che segnano ancora oggi il nostro vivere quotidiano.

Tradizione è anche il perpetuare di generazione in generazione di una memoria da condividere per mantenere il senso del passato e non farlo scomparire nel gelo razionale.

Quindi conoscere il senso e la storia delle nostre ricorrenze ci tiene legati a chi, prima di noi, le ha celebrate e dà una giustificazione in più alla loro celebrazione.

IL SOLDATO ROMANO CHE CEDETTE META' DEL SUO MANTELLO

In tutta Europa il nome di San Martino rievoca il soldato romano del IV secolo che taglia con la spada il suo mantello per donarlo a un povero bisognoso di difendersi dal freddo.

La tradizione narra che Martino, figlio di un ufficiale dell’esercito romano, si arruola a sua volta e viene inviato in Gallia a svolgere il suo servizio militare. Durante questo periodo compie il gesto che sarà decisivo per la sua vocazione e per la sua iconografia.

Mentre rientra a cavallo da un giro di ispezione incontra sulla porta della città di Amiens un povero coperto di stracci e mezzo morto di freddo. Martino estrae la spada e taglia a metà il suo mantello per dividerlo con l’uomo. La notte seguente gli appare Gesù vestito col mezzo mantello con cui ha ricoperto il povero.

MARTINO LASCIA L'ESERCITO E COMINCIA UNA VITA DI SANTITA'

Una volta lasciato l’esercito Martino diviene eremita e attira a sé molti seguaci. Diventa poi vescovo di Tours e lì è sepolto.

Il primo biografo di San Martino fu Sulpicio Severo, saggista romano contemporaneo di San Martino e suo discepolo. Nel nostro secolo, lo scrittore Henri Ghéon ha ricostruito con esatta documentazione l’esistenza di questo Santo che è rimasto popolarissimo.

Dalla cappa di San Martino deriva il termine architettonico “cappella”, con riferimento al Palazzo reale di Carlo Magno ad Aquisgrana, dove era conservata la “Cappa” (mantello) di San martino.

11 NOVEMBRE - FRA CASTAGNE E VINO IN RICORDO DELLA FINE DELL'ANNO AGRARIO

Questa la storia. Ora pensiamo a quanti paesi portano questo nome, quante chiese, altari, dipinti e poi chiediamoci se, per noi, l’11 Novembre, festa di San Martino, può restare solamente sinonimo di “castagne e vino”, prodotti tipici del periodo.

Per i nostri nonni questa data coincideva con la scadenza dell’anno agrario. Significava anche, purtroppo, la fine del rapporto di lavoro per chi era impiegato in campagna. Infatti, se il contratto di lavoro non era rinnovato, il contadino e la sua famiglia dovevano andarsene, con tutte le loro masserizie. Ancora oggi nelle campagne “fare Sammartin” è sinonimo di traslocare.
 
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