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giovedì 12 marzo 2009
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Verona Austriaca dal 1815 al 1866.
Come sempre ci sono due modi per giudicare il mezzo secolo di dominazione austriaca nel Lombardo-Veneto: l’uno negativo che vede solo l’aspetto della dominazione e repressione e l’altro ottimistico che considera anche il buon governo, l’efficienza e una solida economia.
Ovvio che “Le mie prigioni” di Silvio Pellico possono solo vedere l’Austria come una spietata dominatrice mentre se leggiamo pagine riguardanti l’amministrazione, il regime fiscale e la giustizia civile ritroviamo nell’Austria un certo rispetto per i valori fondamentali dei popoli soggetti.
Dopo la fine della dominazione austriaca, alle giubbe bianche degli austriaci subentrarono quelle blu dei piemontesi ma Verona rimase un campo trincerato, con mille limitazioni e divieti che ne bloccarono per molti anni lo sviluppo industriale.
Ma considerando per un attimo le opere civili e militari realizzate dall’Amministrazione Austriaca e da quella Comunale di Verona converremo che se la realizzazione avveniva ad opera e spese del Comune, il Governo Centrale di Vienna interveniva con contributi o con sgravi sulle tasse.
Fu terminata la Gran Guardia “vecchia”, che era iniziata 200 anni prima ed era ancora incompiuta e fu costruita la Gran Guardia Nuova, che oggi chiamiamo Palazzo Barbieri, e che divenne sede del Comune solo nel 1874.
Fu terminata la pavimentazione del Listòn e scavato il fossato intorno all’Arena che era interrata per due metri.
Nel 1828 iniziò la costruzione del Cimitero Monumentale su disegno di Giuseppe Barbieri e nel 1834, Andrea Monga, a proprie spese cominciò a scavare per riportare alla luce il Teatro Romano.
L’amministrazione militare austriaca diede il via ad una serie imponente di costruzioni per sistemarvi le truppe. Anche perché dopo il 1849 la sede operativa dell’Imperial Governo civile e militare fu spostata da Milano a Verona.
Quindi servivano caserme, scuderie, depositi, ospedali.
A Palazzo Carli fu sistemata la sede operativa del Governo civile e militare, mentre gli uffici del Governo erano nell’ex convento di Santa Eufemia ed il Comando generale delle truppe a Palazzo Allegri di via San Vitale.
Fra il 1854 ed il ’56 sorse Castel San Pietro, e qualche anno dopo nel 1861 l’Imperial Regio Militare Arsenale su 62.000 mq. di superficie ed il gallettificio Provianda Santa Marta.
Nella zona di Santo Spirito fu costruito l’Ospedale Militare, con un progetto nettamente all’avanguardia per quei tempi.
Ma il manufatto che ricorda ancora un’epoca e che ha mantenuto nel tempo la sua utilità funzionale è il Ponte della Ferrovia inaugurato il 30 Novembre 1852 e che univa le due stazioni di Porta Vescovo e Porta Nuova. Fu intitolato a “Francesco Giuseppe I” in onore dell’imperatore allora regnante.
E’ l’unico ponte rimasto in piedi il 25 Aprile 1945, quando tutti saltarono sotto le mine tedesche.
Quasi superfluo nominare l’imponente serie di eccellenti fortificazioni austriache che comprendono mura e forti e che meriterebbero veramente di essere valorizzate e considerate per il grande valore architettonico e storico.
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