Verona Italiana

Epoca: XIX-XXI secolo d.C.

Verona Italiana - Le Guide di Verona

La notizia della pace tra l’Italia e l’Austria viene pubblicata a Verona il 6 ottobre, e subito la città si riempe di tricolori, e nelle vetrine dei negozi vengono esposti i ritratti del re e di Garibaldi. Gli italiani entrano ufficialmente in città il 16 ottobre 1866, con i bersaglieri a Porta Vescovo che sfilano tra due ali di folla, e con le campane a festa.

La fine del primo secolo italiano vede Verona gravemente colpita dalla grande alluvione del 1882, che provoca il crollo di diversi palazzi, mentre i mulini sull’Adige vengono disancorati, andando a sbattere contro alcuni ponti, due dei quali andati completamente distrutti. Nel 1886 viene inaugurato in Piazza delle Erbe il leone di San Marco, ricostruito dopo che era stato abbattuto dai francesi nel 1797. Alla sua inaugurazione è presente una folla entusiasta, che vede nel leone un simbolo patriottico.

Questo secolo chiude il sipario su Verona lasciando da una parte una grave crisi economica che porta al fenomeno della prima grande migrazione della popolazione, dall’altra una timida ventata di ottimismo grazie alla lenta crescita delle nuove industrie.

Il XX secolo è storia recente, e come si sa bene comincia con la Prima Guerra Mondiale, che vede Verona combattere tra le retrovie. Il modo di combattere però è cambiato molto, e per la prima volta anche i civili possono essere colpiti: la città infatti è bersaglio di due attacchi aerei che portano morti e feriti perfino nella centralissima Piazza delle Erbe.

Nell’ottobre 1917, dopo la disfatta di Caporetto, la situazione precipita e Verona diventa ufficialmente città inclusa nel territorio delle operazioni di guerra. dunque entrava in vigore la legge marziale e venivano sospesi i treni civili. Fortunatamente un anno più tardi si comincia a parlare in città di una vittoriosa offensiva italiana ed il 3 novembre 1918 i veronesi si riversano per le strade a festeggiare la vittoria: la città si riempie nuovamente di tricolori.

La Seconda Guerra Mondiale invece non coinvolge Verona fino al 1943. La notte del 24 aprile infatti Mussolini, sfiduciato dai gerarchi fascisti, viene arrestato. A Verona prendono il potere i militari, e diventa quindi sindaco della città Eugenio Gallizioli, mentre presidente della provincia è il senatore veronese Luigi Messedaglia. 

A settembre però il governo si arrende e i tedeschi cominciano ad occupare i punti strategici e le città del nord Italia. Con la liberazione da parte dei tedeschi di Mussolini Verona diventa una delle capitali della Repubblica Sociale Italiana, con l’insediamento di importanti comandi militari e di alcuni ministeri. In questi anni Verona è una delle città più bombardate, a causa della sua posizione strategica e per la presenza di molti ministeri della Repubblica Sociale Italiana.

Verona oggi è tra le città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione, insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale:

“Città di millenarie tradizioni risorgimentali, pur vessata da eserciti nemici e lacerata da operazione militari, nel corso di cruenti combattimenti e nei periodi di servitù, in 20 mesi di lotta partigiana. Verona testimoniò, con il sangue dei suoi figli migliori, nelle prigioni e sui patiboli, il suo indomito spirito di libertà, eroicamente sostenuta da persone di ogni categoria sociali ed associandosi idealmente a quei concittadini che, militari all’8 settembre 1943, si erano uniti ai resistenti locali in Francia, in Grecia, in Albania e in Jugoslavia. Il 17 luglio del 1944 un gruppo di partigiani penetrò nel carcere degli “Scalzi” con l’obiettivo di liberare dirigenti del movimento antifascista nazionale. Tale contributo di sangue, i bombardamenti, le persecuzioni, le distruzioni di interi paesi, sia nella pianura che nelle valli prealpine, non scalfirono ma rafforzarono la lotta delle popolazione di Verona, degna protagonista del secondo Risorgimento Italiano”.

Con la fine della guerra nascono anche le premesse per la ricostruzione: il primo intervento è la demolizione delle protezioni antiaeree che erano state installate nell’Arena, utilizzata dai cittadini per proteggersi durante i bombardamenti. A tempo di record, nell’agosto 1946, viene riaperto ponte Catena, mentre gli antichi Ponte di Castelvecchio e Ponte Pietra sono ricostruiti con i materiali originali raccolti dall’alveo dell’Adige. Il processo di edificazione utilizzato è quello originale, per cui i lavori sono molto lunghi: il primo è terminato nel 1951, il secondo nel 1959.

Solo dopo il 1955 si cominciano a costruire nuovi edifici, anche se l’espansione demografica è ancora piuttosto limitata. È negli anni sessanta che anche a Verona avviene il boom economico (e demografico), con il grande spostamento di masse di lavoratori dall’agricoltura all’industria, ma anche la nascita del turismo di massa e della coltura specializzata.

Un importante evento di cronaca da ricordare è il sequestro del Generale James Lee Dozier, comandante delle Forze Terrestri NATO in Sud Europa rapito dalle Brigate Rosse il 17 dicembre 1981. Le forze dell’ordine sono intervenute massicciamente, tanto che la città sembra essere in stato d’assedio. Solo dopo 42 giorni, il 28 gennaio, il Generale viene liberato a Padova grazie ad un’incursione dei Nocs di Verona. 

Nel dopoguerra la città mantiene sostanzialmente le sue originarie caratteristiche, che sono cominciate a scemare solo alla fine degli anni novanta con presidi e comandi Nato e Ftase.

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