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“Mio Eroe” con Giuliana Musso al Teatro Camploy

mio eroe giuliana Musso

All’interno della rassegna L’Altro Teatro – Come As You Are, dedicata ai linguaggi della scena contemporanea e alle pratiche che mettono in discussione modelli identitari, sociali e corporei, arriva al Teatro Camploy giovedì 5 marzo Mio eroe’ di Giuliana Musso.

Come As You Are si caratterizza come spazio di attraversamento tra danza, teatro e arti visive che accoglie opere ibride e radicali, capaci di interrogare il presente attraverso il corpo, il suono e l’immagine, una rassegna che invita ad essere, prima ancora che a partecipare. In questo contesto di dialogo tra generazioni artistiche diverse, tra nuove voci emergenti e sguardi già riconosciuti nel panorama nazionale, con l’obiettivo di offrire alla città un cartellone trasversale, accessibile e culturalmente significativo capace di coniugare qualità artistica, impegno civile e profondità emotiva, il 5 marzo alle ore 20.45 il Teatro Camploy accoglie la compagnia Giuliana Musso, regista tra i più apprezzati della nuova generazione, con “Mio Eroe”.

Il claim “Come as you are” non è solo un invito, ma una dichiarazione di intenti: il teatro come luogo aperto, inclusivo, in cui ciascuno può entrare con la propria storia, le proprie domande, le proprie fragilità. Nessuna distanza tra scena e platea, nessuna barriera tra arte e vita. L’Altro Teatro si propone come spazio di incontro autentico, dove la scena diventa occasione di riflessione condivisa e di riconoscimento reciproco. All’interno di questo percorso si inserisce uno degli appuntamenti più intensi e necessari della stagione: Giuliana Musso porta in scena Mio eroe, uno spettacolo che affronta con rigore e umanità un tema tra i più delicati e rimossi del nostro tempo.

Giuliana Musso, voce imprescindibile del teatro civile contemporaneo
Autrice e interprete tra le più autorevoli del teatro di narrazione italiano, Giuliana Musso ha costruito negli anni un percorso artistico coerente e radicale, capace di unire ricerca documentaria, scrittura drammaturgica e straordinaria intensità interpretativa. Il suo lavoro si colloca nel solco del teatro civile, ma supera ogni etichetta: nelle sue opere la dimensione dell’inchiesta si intreccia con l’ascolto profondo delle persone reali, con un’attenzione etica che restituisce voce a chi spesso resta ai margini del discorso pubblico.

Le sue creazioni – più volte premiate e accolte con unanime consenso dalla critica – sono riconosciute per la capacità di affrontare temi complessi senza retorica, trasformando il palcoscenico in uno spazio di consapevolezza collettiva. Il suo teatro non accusa: interroga, non semplifica: illumina le zone d’ombra. Ci spiega lei stessa: Ho il desiderio di un teatro che ci guardi negli occhi e che ci ascolti, di una drammaturgia che nasca dall’indagine e trasferisca sulla scena la testimonianza di chi vive. So di condividere questo desiderio con molti altri artisti che resistono spontaneamente alla seduzione dell’autoreferenzialità per arrendersi con gioia a un teatro che ama osservare più di quanto ami farsi osservare. Diamoci occasioni per spostare il baricentro: dal virtuosismo al contenuto, dal grande teatro a una comunità che si riunisce.

Mio eroe: racconto di una ferita collettiva
Uno spettacolo di straordinaria forza emotiva e civile. Al centro, una domanda scomoda: cosa accade quando la figura dell’“eroe” – simbolo di fiducia, protezione, valore – si incrina?

Attraverso una drammaturgia costruita su testimonianze, ascolto e studio, Giuliana Musso affronta il tema degli abusi e del tradimento della fiducia all’interno di contesti educativi e istituzionali. Lo fa spostando il punto di vista: non quello dell’evento scandalistico, ma quello delle madri, delle famiglie, delle comunità travolte dalla scoperta, con precisione chirurgica della scrittura e la delicatezza con cui l’autrice evita ogni compiacimento emotivo. In scena non c’è spettacolarizzazione del dolore, ma un lavoro di scavo: una tessitura di voci che ricompone il trauma nella sua dimensione umana e sociale.

Mio eroe indaga il meccanismo della rimozione collettiva, il bisogno di credere a figure salvifiche, la difficoltà di accettare la complessità del reale. Il titolo stesso è una lama sottile: richiama l’innocenza dello sguardo infantile e insieme la fragilità delle nostre costruzioni simboliche.

La forza dello spettacolo risiede nella sua capacità di tenere insieme indignazione e compassione, lucidità e ascolto. La scena si fa spazio nudo, attraversato dalla parola e dalla presenza dell’attrice, che guida il pubblico in un percorso emotivo intenso ma necessario. È un teatro che non offre consolazioni facili, ma produce consapevolezza. Un teatro che chiama lo spettatore a una responsabilità condivisa: guardare, comprendere, non voltarsi altrove.

Il tema generale è la guerra contemporanea, il soggetto è ispirato alla biografia di alcuni dei 53 militari italiani caduti in Afghanistan durante la missione ISAF (2001- 2014), la voce è quella delle loro madri

Le madri testimoniano con devozione la vita dei figli che non ci sono più, ne ridisegnano il carattere, il comportamento, gli ideali. Costruiscono un altare di memorie personali che trabocca di un naturale amore per la vita. Cercano parole e gesti per dare un senso al loro inconsolabile lutto ma anche all’esperienza della morte in guerra, in tempo di pace.  

Nell’alveo di questi racconti intimi, a tratti lievi a tratti drammatici, prende però forza e si fa spazio un discorso etico e politico. In Mio Eroe, la voce stigmatizzata della madre dolorosa, da sempre sequestrata nello spazio dei sentimenti, si apre un varco, esce dagli stereotipi, e si pone interrogativi puntuali sulla logica della guerra, sull’origine della violenza come sistema di soluzione dei conflitti, sul mito dell’eroe e sulla sacralità della vita umana.

Il dolore delle madri può superare la retorica militaristica che ci impedisce di ragionare sulla guerra quando siamo difronte al feretro coperto dal tricolore e affonda con la forza dei sentimenti in una più autentica ricerca di verità. In queste testimonianze femminili il tema della pace e il tema della maternità risuonano per quello che ancora sono: pubblicamente venerati e segretamente dileggiati.

Solo alla fine del monologo sarà forse visibile, come una filigrana in controluce, che la voce delle madri piangenti è la voce della razionalità umana. Una riflessione condivisa con il pubblico che Giuliana Musso ci offre come strumento per evitare il populismo o la demagogia con il corpo, con la verità dell’attore.

Un appuntamento che incarna lo spirito di “Come as you are”
Con Mio eroe, L’Altro Teatro conferma la propria vocazione a ospitare opere capaci di parlare al presente con coraggio e profondità.
In un tempo in cui la fiducia nelle istituzioni e nei modelli di riferimento attraversa una crisi evidente, lo spettacolo di Giuliana Musso invita a interrogarsi non solo sui fatti, ma sui meccanismi culturali che li rendono possibili.

Come as you are” significa anche questo: entrare in teatro con le proprie domande, uscire con uno sguardo più consapevole. Il Teatro Camploy si conferma così luogo di incontro tra arte e comunità, spazio in cui la scena diventa esperienza condivisa e il racconto si trasforma in occasione di crescita collettiva.

INCONTRI CON LA COMPAGNIA – novità
In occasione della serata, alle ore 19.00 nel foyer del Teatro Camploy si terrà un incontro con la Compagnia aperto al pubblico Un momento di dialogo informale per approfondire temi, processi creativi e visioni che hanno dato vita allo spettacolo, e per avvicinare gli spettatori al lavoro della Compagnia.

La rassegna L’Altro Teatro, promossa dal Comune di Verona in collaborazione con Arteven sotto la direzione artistica di Fabrizio Arcuri, con Come As You Are immagina il teatro come spazio di possibilità e luogo accogliente, dove non servono competenze o codici, ma solo il desiderio di esserci

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