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“Shelley” al Teatro Camploy apre la rassegna teatrale autunnale Unlocked

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shelley

Il 26 ottobre 2022 alle ore 21 al Teatro Camploy va in scena “Shelley”, lo spettacolo che apre la rassegna teatrale autunnale Unlocked, la nuova produzione assoluta di Casa Shakespeare.

Ricorrono i 200 anni dalla morte di uno dei poeti più importanti del Romanticismo.

Peraltro, limitare la definizione a “poeta” – titolo già enorme, ingombro di significati e sensi – è, per uno come Percy Bysshe Shelley, un’impropria circoscrizione ad un essenziale elemento: la scrittura. Ma la sua vita stessa fu un’intera opera “romantica”, nell’accezione letteraria e stilistica del termine.

In appena trent’anni, l’uomo Shelley abbraccia turbamenti e istanze che coniugano passaggi dall’antico al moderno: ribellioni, scivoloni nella depressione, euforici tentativi di una “repubblica dell’arte”, e molto altro.

Giunge per caso, per un infausto caso, sulla spiaggia viareggina, a luglio del 1822: dopo una tempesta che lo ha colto nel viaggio … Che cosa è accaduto all’equipaggio dell’imbarcazione che lo ha portato fin lì? Perché è ossessionato improvvisamente dall’idea di essere braccato? Chi, cosa lo sta braccando? È solo una suggestione byroniana? È solo un improprio utilizzo di alcune sostanze di cui forse ha fatto uso con Polidori – e forse con la stessa Mary, la compagna – nella Svizzera di George Gordon? … Una donna e un uomo lo hanno accolto, sì, lì a Viareggio … gli par quasi di conoscerli, ma non si rivelano, non si svelano … come mai quella sensazione di resa dei conti?

Costretto a ripensarsi, Percy ripercorre le tappe fondamentali di una vita straordinaria, un passo prima di vedere la pace e la risoluzione dei propri stessi conflitti, in un giorno di Luglio, a Viareggio.

E Prometeo si sente anche il nostro Shelley; nostro, quello che esce dalle pagine di qui, a cui abbiamo voluto dare una consistenza di personaggio, o di fantasma, perché nello sviluppo dell’improvvisato tribunale del “limbo”, rappresentato da un uomo e una donna di età diverse, Judge e She, davanti al quale sciorina sensazioni di vita, egli è già fantasma che non sa di esserlo, è già presenza che è assenza.

Dal suo “Unbound”, caposaldo della rappresentazione prometeica di Primo Ottocento, parzialissima traduzione dell’originale di Eschilo di cui Shelley mantiene appena 24 versi, perché il resto sarà tutta farina del suo proprio sacco, usciranno le uniche citazioni in versi che sono state centellinate nel testo rappresentato.

Non abbiamo voluto essere precisi per forza nella biografia, nella descrizione e giustificazione di fughe, di viaggi, di incontri che Shelley effettua o incrocia nel corso della propria esistenza terrena: fra cui gli allontanamenti dal tetto coniugale, l’ambizione di una vita al di là di ogni libertinismo, vissuta in comunione con Mary, con la sorellastra di quest’ultima, Claire, e di chissà quante altre donne. Ma abbiamo voluto racchiudere tutto nell’evocazione di un linguaggio che continua a fluttuare, incerto, fra verità ed evocazione, fra concretezza e simbolo, perché così abbiamo pensato Shelley: diviso fra aspirazioni assolute, afflati di alta condivisione umana e pietà e persuasione alla ribellione, e necessità più materiche, volte al compromesso di sé nel mondo, o a sovvenire gli amici, Byron fra tutti, a causa di eccessi e sregolatezze che inguaiano i rapporti, complicano la vita di persone care o vicine.

Shelley giganteggia e allo stesso tempo arranca dietro una verità, dice e poi zittisce, recupera la memoria della tempesta e dubita, poi gioisce … e in questo modo diventa una specie di capro espiatorio di una generazione di poeti come lui (Keats ancora fra gli inglesi, il ragazzino Novalis fra i tedeschi, il protoromantico Lenz) e che, un po’ come accadde

in un più recente passato novecentesco a Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin, o a certi solisti del Jazz come Dexter Gordon o John Coltrane o Charlie Parker (per citare Geoff Dyer), o più recentemente a Jeff Buckley, a Kurt
Cobain, o in condivisione con certi “poeti” della tastiera, contemporanei di Shelley (Schubert, Chopin, Mendelssohn), non superarono o superarono di poco la profetica soglia dei trent’anni di vita.

SHELLEY
Di Andrea de Manincor con gli attori di Casa Shakespeare: Sabrina Modenini, Giulia Lacorte e Andreapietro Anselmi
Regia di Solimano Pontarollo.

Casa Shakespeare gode per la realizzazione delle proprie attività artistiche 2022 del patrocinio del Comune di Verona, della Provincia di Verona e della Regione Veneto.

Lo spettacolo è in calendario nella rassegna autunnale UNLOCKED, gli abbonamenti sono disponibili al seguente link: https://www.vivaticket.com/it/ticket/unlocked-posti-non-disponibili/185552
In prossimità dell’evento sarà possibile riservare i posti all’evento singolo.

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