Tulsa Ballett (USA) prima Europea

Tulsa Ballett (USA) prima Europea

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MASTER OF DANCE
// PRIMA EUROPEA

Who Cares? (coreografia di George Balanchine)
Table Verte (coreografia di Kurt Jooss)
Shibuya Blues (coreografia di Anabel Lopez Ochoa)

Per il ritorno in Europa, il Tulsa ballet propone una serata in cui celebra il meglio della coreografia del passato e del presente, con un prezioso omaggio a Kurt Joosse al suo capolavoro Table Verte, raramente rappresentato e nel repertorio di pochissime compagnie.

Gli altri due lavori in cui si articola la serata sono Who Cares? di George Balanchinee Shibuya blues della pluripremiata coreografa colombiana Anabel Lopez Ochoa.

WHO CARES?
coreografia George Balanchie
musiche George e Ira Gershwin

Who Cares?  è sia il nome del balletto nel linguaggio classico di George Balanchine sia una vecchia canzone di George e Ira Gershwin scritta nel 1931 per Of Thee I Sing. Lo straordinario modo di comporre dei Gershwin e il loro stile raffinato, il loro mélange di incuranza e scafata innocenza, la loro fiducia in un’immaginazione leggera dell’elite culturale e artistica del tempo, hanno dato corpo a musiche e parole che non sono state minimamente intaccate dal sentimentalismo facile. Unire un’intensa attitudine artistica a un linguaggio popolare frizzante è qualcosa che pochi artisti riescono a fare ed è così che Balanchine ha usato le canzoni non come una semplice colonna sonora d’epoca, ma come melodie per una classica, indeformabile, tradizionale danza, nel cui fraseggio, dinamismo e emozione si si specchiano parallelamente questi due mondi.

Nel 1937 George Gershwin chiese a Balanchine di andare a Hollywood per lavorare con lui alle “Follies” di Samuel Goldwyn.  Tragicamente, Gershwin fu colpito da un tumore prima di terminare le musiche per il balletto del film. Trent’anni dopo, Balanchine coreografò Who Cares? su 16 canzoni che Gershwin compose tra il 1924 e  il 1931, tra cui “Strike Up the Band,” “Sweet and Low Down,” “Somebody Loves Me,” “Bidin’ My Time,” “‘S Wonderful,” “That Certain Feeling,” “Do Do Do,” “Lady Be Good,” “The Man I Love,” “Build a Stairway to Paradise,” “Embraceable You,” “Fascinatin’ Rhythm,” “Who Cares?,” “My One and Only,” “Liza,”  e “I Got Rhythm.” La premiere ebbe luogo  sabato 7 febbraio 1970 al New York State Theater, Lincoln Center coi costume di Barbara Karinska e le luci di Ronald Bates.

SHIBUYA BLUES
coreografie Annabelle Lopez-Ochoa
musiche Michel Banabila, Radboud Mens, Manuel Wandji, Rene Aubry

Annabelle Lopez-Ochoa è una pluripremiata coreografa ed è stata nominata da Dance Magazine come la più ricercata coreografa dei nostri tempi. Ha creato lavori per oltre 50 compagnie di danza in tutto il mondo come The New York City Ballet, Pacific Northwest Ballet, Compania Nacional de Dansa, English National Ballet, San Francisco Ballet, Atlanta Ballet, Les Grands Ballets Canadienes, The Washington Ballet, The Royal Ballet of Flanders e Tulsa Ballet.  Di origini belga colombiane, ha completato la sua formazione al Royal Ballet Academy ad Anversa, Belgio. ha collaborato con varie Compagnie tra cui Scapino Ballet Rotterdam, dove è stata solista per sette anni.

Il lavoro di Anabel Lopez Ochoa riporta esperienze emotive attraverso un linguaggio astratto ma intenzionalmente connesso allo stile coreografico, in cui, occasionalmente, fa riferimento al virtuosismo tecnico. Il suo movimento è contemporaneo ma con elementi virtuosistici classici  come i grand jeté. Nel suo lavoro non vengono definiti copioni o personaggi ma ogni danzatore narra una storia e ottiene questo risultato mettendo enfasi nello sguardo, che diventa un punto di connessione sia tra i danzatori sul palco che nel pubblico in sala. Il movimento  è strutturato come un “chaos costruito” che rende le sue creazioni estremamente dettagliate rimanendo comunque perfettamente strutturate.

TABLE VERTE
coroegrafie Kurt Jooss
musiche Fritz Cohen

Table Verte fu creato nel 1932 per il “Concours international de chorégraphie” a Parigi, a cui Jooss fu invitatoa partecipare.  L’originalità del lavoro gli fece vincere il primo premio e marcò un passo fondamentale nella sua carriera.  Coreografato nel periodo tra le due guerre, il lavoro è una sorta di guerra senza tempo, un insieme di circostanze che producono lo stesso risultato al di fuori di ogni condizione spazio-temporale. Infatti la Morte mantiene il suo carattere iconografico simbolico.

Nel 1932, vedendo da vicino l’avvicinarsi del nazismo, Jooss intraprese un percorso meno visionario. Table Verte non ha a che fare con le battaglie individuali e il loro riscatto, e nemmeno con la ricerca di un nobile destino per l’umanità. Jooss drammatizza il modo in cui gli impulsi distruttivi vengono liberati e ci mostra le conseguenze.  La sua posizione morale è inattaccabile e ce lo  mostra in una serie di quadri crudi e allegorici. Ogni scena è una  variazione di uno stesso tema, come nelle 41 incisioni della Danza Macabra di Hans Holbein. L’idea è che la Morte diventa il partner di ognuno di noi, e ci seduce portandoci a danzare con lei nello stesso modo in cui abbiamo vissuto le nostre vite. Non ci sono azioni decisive, cambiamenti, soluzioni da suggerire e nell’incorniciare la “Danza macabra” all’interno di una conferenza diplomatica, Jooss sembra dire che non c’è nulla da aspettarsi.

Con la durata di 30 minuti e sottotitolato “una danza della morte in otto scene”,Table Verteè un commentario alla stupidità della guerra e agli orrori che essa causa.  Si apre con un gruppo di diplomatici (the Gentlemen in Black, caratterizzati da maschere, con l’eccezione della Morte) che discutono intorno ad un tavolo verde rettangolare coperto da un tappeto verde. Finiscono per estrarre le pistole dalle loro tasche e sparare in aria, simboleggiando una dichiarazione di guerra. Le successive sei scene ritraggono diversi aspetti del tempo di Guerra: la separazione dai propri cari in The Farewells, la Guerra stessa in The Battle e The Partisan, la solitudine e la miseria in The Refugees, il vuoto emotivo e l’atmosfera di gioia forzata in The Brothel e, per finire, i sopravvissuti feriti e scossi in The Aftermath.

Il balletto termina così come è iniziato con i “Gentlemen in Black” attorno ad un tavolo verde.

In questi episodi, la figura della Morte è trionfante, ritratta come uno scheletro che si muove con forza e in modo meccanico come un robot, reclamando incessantemente le proprie vittime. La struttura circolare del balletto riflette il senso di frustrazione dei discorsi dei diplomatici, indifferenti alle devastazioni della Guerra e impegnati in ipocriti negoziati.

La compagnia

Per 60 anni, il Tulsa Ballet ha arricchito il paesaggio culturale degli Stati Uniti D’America, e del proprio stato dell’Oklahoma, presentando spettacoli di balletto di alta qualità.  Ogni anno, circa 40,000 spettatori attendono i sei programmi che fanno parte della stagione di danza di questa compagnia.  Sotto la guida di Marcello Angelini, da 20 anni direttore artistico della compagnia, il Tulsa Ballet ha raggiunto una notevole fama nazionale ed internazionale, ed e’ celebrata per l’equilibrio del suo repertorio e che va dai grandi classici del diciannovesimo secolo a lavori innovativi nel campo della danza contemporanea. Il repertorio prevede lavori di Kylián, Forsythe, Duato, Balanchine, Tharp, Elo, Robbins, Wheeldon, Cranko, Hynd, McGregor, Hans van Manen, Kudelka, Taylor e MacMillan.  Tra i festival in cui la compagnia è stata invitata ricordiamo: Sintra Festival a Lisbona, Portogallo, Belgrade Dance Festival in Serbia,  Croatian National Theater a Zagabria, Croazia, International Ballet Expo in Seoul, Corea del Sud e varie performance al  Joyce Theater a New York e  The Kennedy Center a Washington, DC.

Indirizzo

Via Teatro Ristori, 7 - 37122 Verona

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