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Esposizione “A Part Remains Outside: Regimes of Tactical Revelation”

A Part Remains Outside Regimes of Tactical Revelation

Inaugura sabato 10 ottobre alle ore 18:30 la nuova esposizione presso Spazio Vitale, “A Part Remains Outside: Regimes of Tactical Revelation”, curata da Giulia Moscheni e Anastasia Pestinova per Fondazione Spazio Vitale con il patrocinio del Comune di Verona.

Visitabile a ingresso libero fino al 31 ottobre, la selezione dei lavori di Federico Tansella e del collettivo 0_field, artisti emergenti nel panorama contemporaneo, apre al pubblico in Veronetta durante Art Verona e porta alla luce un tema di grande attualità. 

In un’epoca in cui la vigilanza si estende ben oltre l’atto di osservare, l’esposizione diventa un’occasione per riflettere sul ruolo della tecnologia. Attraverso radar, antenne, algoritmi, sensori, i nuovi dispositivi non sono solo un mezzo per raccogliere informazioni, diventano anche uno strumento di percezione. 

In questo senso, ogni tecnologia della vigilanza è anche tecnologia della percezione. Nel momento in cui i nuovi dispositivi intercettano, filtrano e selezionano i dati, da un lato li traducono in un segnale diverso, determinando una forma rinnovata del percepire; dall’altro delimitano un campo di interesse e quindi escludono il resto, che non farà parte della nuova esperienza. La realtà, allora, diventa prima segmentabile, divisibile, confinata, poi, nel momento in cui viene tradotta in segnale, trasformata e trasfigurata, inaugurando nuovi mondi del percepire.

«Abbiamo voluto riflettere sul tema della vigilanza oltre il semplice concetto del controllo, piuttosto come una condizione che struttura il nostro modo di percepire la realtà» spiega la curatrice Giulia Moscheni. «Da qui nasce la domanda centrale che sposta l’attenzione dal cosa vediamo, al modo, alle condizioni che rendono possibile il nostro vedere. Ad oggi ogni dispositivo costruisce un campo percettivo, stabilisce delle soglie, seleziona ciò che può essere ricevuto e, una volta tradotto, inevitabilmente lascia fuori qualcos’altro».

«Siamo completamente immersi in una società dove la condizione di essere sorvegliati diventa infrastrutturale» prosegue Moscheni. «In questo discorso ho voluto riflettere sulla relazione fra cielo e terra. Il cielo, infatti, è forse uno dei luoghi che più radicalmente hanno cambiato il proprio significato nell’era contemporanea. Se pensiamo che anticamente è uno spazio del divino, dell’osservazione, della contemplazione, oggi invece diventa progressivamente uno spazio operativo, attraversato da infrastrutture, sistemi di controllo e quindi è un luogo profondamente sorvegliato». E conclude: «La dicotomia tra cielo e terra si ripresenta in mostra attraverso opere che funzionano per terra, come quelle di Federico Tansella, e altre, come i sensori del collettivo 0_field, posizionate in alto».

Anastasia Pestinova, co-curatrice e artista in mostra, spiega la sua visione dietro alla mostra: «Per me, ‘Regimes of Tactical Revelation’ indica un presente in cui la distinzione tra rivelazione e rilevamento smette progressivamente di funzionare. È in questa sovrapposizione che emerge una dimensione tecno-teologica: la figura del Dio, un tempo onnipresente e invisibile, sembra trasferirsi nei dispositivi tecnici e nelle infrastrutture che permeano il mondo. Basta prestare attenzione ai nomi attribuiti ad alcune tecnologie militari, costituiscono già di per sé un terreno fertile per interrogare l’immaginario escatologico contemporaneo. Anziché lasciarci incantare da questa promessa di onniscienza, l’intento della mostra è analizzare e sovvertire le politiche della percezione che la alimentano». 

L’installazione video “Immediatamente, l’eternità / Un cielo senza sole” di Federico Tansellamostra immagini d’archivio dell’eclissi solare dell’11 agosto 1999 a Parigi. L’evento in sé, tuttavia, non viene mai mostrato: il cielo resta fuori dal campo visivo e l’obiettivo si focalizza sui corpi e sulle strade affollate. Alla componente video si affianca la rilevazione del segnale elettromagnetico emesso dal radar delle Lame di Concordia, infrastruttura militare a Venezia, trasformato a Spazio Vitale in voce umana. 

Con la performance “Il mondo è solo un ricordo”, invece, Tansella riflette sulla memoria, contrapponendo materia e digitale. Da un lato la frase viene scritta quotidianamente sulla parete e ogni giorno cancellata, fino a produrre i segni di una “cicatrice” che non coincide quindi con la scomparsa, ma lascia una sorta di memoria. Dall’altro un codice genera ogni giorno una nuovascritta, che viene poi cancellata e riscritta all’indomani, senza che si mantenga alcun tipo di archivio. 

Il collettivo 0_field, composto da Artem Slesarev e Anastasia Pestinova, con “45.439/11.004 leakage” distribuisce in alcune aree industriali e infrastrutturali della città, come Ronda della Carità, Veronafiere, Officina Veronesi S.r.l. e Consorzio ZAI, una rete di sensori costruiti ad hoc dagli artisti per raccogliere l’ambiente sonoro, incluse le frequenze non udibili dall’essere umano. I dati vengono trasmessi in tempo reale a Spazio Vitale e tradotti attraverso un sistema di feedback, che con quei segnali muove e fa vibrare una serie di lastre metalliche esposte in mostra. Il progetto adotta una prospettiva vicina alla cultura hacker, esplorando il concetto della dispersione dal punto di vista informatico e proponendo una nuova esperienza dello spazio urbano, che viene ricomposto all’interno dello spazio espositivo.

Fondazione Spazio Vitale nasce nel 2023, per riflettere sul ruolo fra essere umano e tecnologia, grazie a Davide Bonamini e Davide Giarolo, attivi nel mondo della tecnologia con la azienda Vtnext.  «Da ragazzo ero quasi un evangelista della tecnologia dentro la mia famiglia» racconta Davide Bonamini, co-fondatore di Fondazione Spazio Vitale. «Oggi mi chiedo se facessi bene, nel senso che il problema della tecnologia è diventato la pervasività in ogni spazio. Quindi è come se non ci fosse più un confine tra gli esseri umani e la tecnologia. Tutto quello che possiamo domandare alla tecnologia lo facciamo, anche a cuore leggero». 

«A partire dal concetto di “simbionte” di Giuseppe Longo, siamo convinti che fra tecnologia ed essere umano ci possa essere una collaborazione, ma debba avere un confine» prosegue Bonamini. «A Spazio Vitale vorremmo che si attivassero riflessioni di questo tipo, al di fuori di una logica di profitto». 

«Abbiamo deciso di patrocinare il progetto ‘A Part Remains Outside: Regimes of TacticalRevelation’ della Fondazione Spazio Vitale» sottolinea l’assessora alla Cultura Marta Ugolini, «perché riteniamo importante che Verona, anche nel periodo di ArtVerona, sappia offrire non soltanto occasioni di incontro con l’arte, ma anche luoghi in cui interrogarsi sulle trasformazioni del nostro tempo. In questo senso, il lavoro è particolarmente interessante perché mette al centro una delle questioni più decisive della contemporaneità: il rapporto, sempre più stretto e complesso, tra umano e tecnologia».

E conclude: «L’arte ha una capacità speciale: non si limita a descrivere i cambiamenti, ma ci permette di guardarli da angolazioni nuove, di porre domande che spesso la tecnologia da sola non è in grado di formulare. Lo sguardo dell’artista può diventare così una sorta di lente diversa, capace di rendere visibile ciò che normalmente resta ai margini della nostra percezione e di aprire nuovi immaginari».

Video, audio, sensori, digitale e materia: la mostra a Spazio Vitale utilizza le nuove tecnologie come una provocazione per esprimere le distorsioni del mondo in cui viviamo. 

La mostra è visitabile da mercoledì a sabato dalle 15.00 alle 19.00. Ingresso gratuito.

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