Museo Lapidario Maffeiano

Verona / Centro Storico

Entrando dal grande cancello vicino ai Portoni della Bra opposti all’Arena, ci si trova di fronte ad un grande colonnato un “pronao” con colonne giganti. E’ il pronao del Teatro Filarmonico, progettato dall’architetto Domenico Curtoni nel 1604. Il pronao dà  accesso al Teatro Filarmonico ideato da Francesco Bibiena e realizzato dall’architetto Ludovico Perini fra il 1716 e il1729.

Nel cortile antistante il grande colonnato, l’architetto Alessandro Pompei progetta e realizza entro il 1745 il “cortile delle lapidi”, un peristilio scandito da essenziali colonne doriche. Grazie a Scipione Maffei che volle fortemente questo museo e si adoperò con tenacia per realizzarlo, Verona ospita oggi il più antico museo pubblico d’Europa dopo i musei Capitolini.

Il bassorilievo del busto di Scipione Maffei con il suo parruccone settecentesco troneggia sul muro sotto il pronao, quasi a controllare quel lavoro che tanto amò, cioè raccogliere fonti epigrafiche con lo scopo di accertare le fonti della storia. Va sottolineato anche il suo intento “didattico” nel volere un Museo per il pubblico, visto che allora tutte le collezioni erano assolutamente private.

Un Museo Lapidario è quindi una raccolta di lapidi ed iscrizioni commemorative e funerarie. Si tratta di un “collezionismo” molto sentito, specie a Verona, fin dal primo Rinascimento. Un’importante collezione di lapidi ed iscrizioni apparteneva allora al canonico Nichesola, che la conservava nel giardino della sua villa di Ponton.

Questa collezione, e altre appartenenti a vari collezionisti veronesi, venne a costituire, grazie all’interessamento del conte Giacomo Giusti, il primo nucleo del Museo Lapidario. Fra queste iscrizioni molte sono veri e propri racconti di vita vissuta.

Nel cortile sotto il pronao troviamo i fratelli Sartorio Festo e Sartorio Fermo, legionari della XI Pia Fedele (un po’ come il 7a cavalleggeri, o la 6a Armata), ben rappresentati nelle loro vesti di centurione il primo, con lorica, falere e torques, e di vessillifero il secondo, quindi con scarpe da marcia, le caligae (tipo clarck) e le insegne del reparto. I vestiti, le armi, gli accessori, il taglio di capelli, ogni singolo particolare aggiungono notizie e informazioni sui personaggi immortalati nella pietra.

Ci sono anche lapidi molto più semplici ma curiose, alcune sembrano dei citofoni e provengono dal colombario. I buchetti servivano ad impedire alcune pratiche magiche con le quali si introduceva nella tomba, oltre a latte e vino, come offerta agli dei, anche laminette di metallo con su scritte delle maledizioni contro l’anima del defunto e la sua famiglia.

Nelle sale superiori si trovano urne etrusche volterrane ancora colorate, iscrizioni greche e sarcofagi finemente decorati , come quello su cui dorme un ragazzino e nel bassorilievo viene dolcemente ricordato il circo e le sue gare che probabilmente piacevano tanto al ragazzo giacente.

Indirizzo

Piazza Bra, 28, Verona, VR, Italia

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