Gloria e Matteo di Filotimo

Ok gente, tutti seduti che oggi interrogo.
Chi di voi sa cosa vuole dire la parola “Filotimo” ?

Dai vostri sguardi assenti e stupiti deduco che non lo sapete. E allora ci penso io a illuminarvi. “Filotimo” è una parola greca, difficile da tradurre, che significa “fare qualcosa di utile per gli altri che fa bene anche a se stessi”.

E si da anche il caso che sia il nome del progetto-linea d’abbigliamento-credo etico di Gloria Barana e Matteo Pietrogrande. I due, assieme nella vita e nel lavoro, sono ormai delle celebrità per quello che fanno e gli sono già stati dedicati articoli, uno anche dell’Arena. Ma (perché c’è sempre un ma) io posso vantarmi di averli incontrati in tempi non sospetti, una mattina nebbiosa di maggio. Poi vabbè, sono elegantemente in ritardo, ma insomma, meglio tardi che mai.

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Passiamo alle cose serie, che dite? Gloria è la fondatrice di Filotimo (facebook), è laureata in Design della moda al Politecnico di Milano e già durante gli anni di studio indaga e s’interessa di materiali alternativi e dell’impatto ambientale della lavorazione di certi tessutiMatteo è invece un architetto, laureato anche lui al Politecnico di Milano ed è lo “sguattero tuttofare”(sue parole) che sta dietro agli allestimenti di Filotimo e che ha avuto lo stesso ruolo dell’acqua che corrode la roccia: ha spinto Gloria a inseguire il suo progetto di rendere più ecologici i vestiti. Se poi ci volete aggiungere che Gloria è la nipote di due nonne sarte, ecco la quadratura del cerchio.

Gloria realizza capi d’abbigliamento non in cotone, non in seta, non in lana, ma, udite udite e sgranate gli occhi, in canapa, ortica e soia. Ebbene sì, anche l’ortica può diventare materiale da filare e da cui ricavare uno schiccosissimo vestito dallo stile minimal. Mentre me ne parla Gloria si infervora e dice che il suo scopo è creare abiti con tessuti naturali, biologici o con certificazioni di qualità, nel tentativo di coniugare al meglio il benessere della persona con il rispetto dell’ambiente. A me però brucia sulla lingua un’altra domanda e cioè: cosa le ha dato la spinta per avviare Filotimo (oltre all’immancabile incoraggiamento di Matteo)?

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“In realtà è cominciato per caso. Cercavo un vestito per un matrimonio, ma dopo le ricerche fatte per la tesi sulla filiera della moda, sull’impatto ambientale del cotone e il grado di inquinamento di certe lavorazioni, niente, uscivo dai negozi con le mani vuote. E allora a un certo punto mi sono detta che me lo sarei fatta da me, il vestito. Ho trovato il materiale che volevo e me lo sono confezionato. Da lì è partito tutto. Le mie amiche mi commissionavano vestiti e piano piano mi sono aperta la partita IVA nel gennaio di quest’anno”.

A me intrigava soprattutto l’aspetto dell’ortica. Come può una pianta urticante diventare un tessuto e non renderti una piaga ambulante non appena lo indossi? Ma soprattutto, come riusciva a trasformare l’ortica in un materiale sartoriale (sì, nel mio immaginario vedevo Gloria e Matteo aggirarsi per campi alla ricerca di ortiche da cogliere).

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“No no, il tessuto d’ortica lo compro già fatto, a rotolo, da un fornitore fuori Milano. E una volta lavorato perde tutte le sostanze urticanti. Anzi, è il più salutare dei tessuti che utilizzo: è antistaticoanallergicocon buone capacità di assorbimentofresco come il lino e brillantecome la seta. La canapa invece è il più resistente dei tessuti che maneggio, non ha bisogno di pesticidi e arricchisce i terreni in cui cresce. Per questo una volta una famiglia di contadini aveva sempre delle piante di canapa nel suo orto: sopperiva al fabbisogno di vestiti, corda o altri filati”. Ecco, il binomio tanto caro a Gloria: sostenibilità ambientale e beneficio individuale.

Cerco di creare capi confortevoli, piacevoli da indossare, realizzati con fibre che riducano l’uso di agenti inquinanti e nocivi e che, laddove possibile, apportino dei benefici a noi e all’ambiente che ci circonda. Per questo tutto ciò che gira intorno a Filotimo è realizzato secondo gli stessi principi. Le etichette sono prodotte con gli scarti dei tessuti e applicate agli abiti con nastri e spille di recupero e i biglietti da visita sono stampati su carta riciclata. La convinzione è che anche nelle piccole cose si possa fare la differenza“.

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Gloria me lo dice chiaro e tondo “ormai hai capito, sono una maniaca del riuso al 100%”. E lo si vede anche dalla linea dei suoi capi: pulita, essenziale, minimal e vestibilissima. “I miei vestiti sono improntati all’alta vestibilità e versatilità: sono adatti per l’ufficio, ma anche per ambienti più informali. Non mi piace renderli troppo importanti perché le persone devono essere libere di personalizzarli e sentirseli bene addosso“. E la gente apprezza: durante i mercatini nei quali Gloria e Matteo espongono gli abiti Filotimo, la risposta delle persone è più che positiva, la campagna di sensibilizzazione funziona. “La gente all’inizio è perplessa, ma poi chi prova i miei tessuti torna perché dicono di essersi sentiti bene, comodi, più freschi. Oltre ad apprezzare un prodotto totalmente autoprodotto e quindi unico”.

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Matteo in tutto questo dov’è? Negli allestimenti ultra-uau che fanno fare tanta figura a Filotimo nei mercatini nei quali è presente e in tanti piccoli dettagli: le cuciture delle etichettel’insegna aerografata e la costante presenza al fianco di Gloria. Mi fanno sapere che nuove collaborazioni sono attese per l’autunno e io fremo dalla voglia di sapere tutto.

A proposito, lancio un appello già che ci sono: Gloria è alla continua e inesauribile ricerca di fornitori di tessuti sostenibili e di uno spazi-laboratorio (anche condiviso) in cui operare la sua magia. Per cui se qualcuno in ascolto può darle una mano non esiti a contattarla speditivamente.

Gloria, Matteo, siete stati confessati!

Ph. Credits: tutti i diritti sulle immagini appartengono a Filotimo.it

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