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Tindaro Granata porta lo spettacolo “Vorrei una voce” al Teatro Modus

Vorrei una voce

Verona si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più intensi e significativi della stagione Modus 2025/2026. All’interno della rassegna “La Repubblica delle donne. 80 anni di futuro”, promossa dal Comune di Verona, approda in città il pluripremiato attore e drammaturgo siciliano Tindaro Granata.

Già Premio Ubu nel 2016, Granata porta in scena giovedì 26 marzo al Teatro Camploy “Vorrei una voce”, un’opera potente e commovente costruita insieme alle detenute della Casa circondariale di Messina. Lo spettacolo non è solo teatro, ma un’opportunità unica per riflettere sul potere della voce e del desiderio, dando spazio a storie che troppo spesso restano confinate dietro le sbarre.

«Quando mi arrivò la telefonata di Daniela Ursino, direttrice artistica del teatro Piccolo Shakespeare all’interno della Casa Circondariale di Messina, con la proposta di fare un progetto teatrale con le detenute ‘per farle rivivere, sognare ritrovando una femminilità perduta’, capii, dopo averle incontrate, che erano come me, o forse io ero come loro: non sognavamo più» commenta Granata. «Guardandole mi sono sentito recluso, da me stesso, imbruttito da me stesso, impoverito da me stesso. Avevo dissipato, inconsapevolmente, quel bene prezioso che dovrebbe possedere ogni essere umano: la libertà. Proposi così di fare quello che facevo da ragazzo quando ascoltavo le canzoni di Mina: interpretavo le mie storie fantastiche con la sua voce». 

È proprio attraverso le canzoni di Mina, in particolare quelle del suo ultimo concerto a Bussola il 23 agosto 1978, che si avvia un intenso e commovente processo di liberazione. «Questo lavoro nasce dall’esigenza di voler raccontare, attraverso le canzoni di Mina, un incontro di anime avvenuto in un luogo molto particolare. Le ragazze da una parte erano divertite e incuriosite, dall’altra – soprattutto all’inizio – erano sgomente e terrorizzate in quanto temevano di dover cantare le canzoni di Mina con la propria voce, pur non sapendolo fare. Dopo aver spiegato loro che dovevano cantare in playback, si sono molto rasserenate. Tuttavia, quando abbiamo cominciato a lavorare, sono emerse delle difficoltà poiché cantare in playback è tutt’altro che semplice, ci sono molte resistenze e bisogna superare la vergogna per riuscire a trovare la naturalezza nel gestire una voce che non è la propria» 

Spiega Granata: «L’idea era quella di entrare nei propri ricordi, in un proprio spazio, dove tutto sarebbe stato possibile, recuperando una femminilità annullata, la libertà di espressione della propria anima e del proprio corpo, in un luogo che, per forza di cose, tende quotidianamente ad annullare tutto questo. Ognuna di loro aveva a disposizione due canzoni di Mina e, attraverso il canto in playback, doveva trasmettere la forza e la potenza della propria storia per liberarsi da pensieri, angosce, fallimenti di una vita. Mi sono trovato, con loro, a cercare il senso di tutto quello che avevo fatto fino ad allora». 

Da questa potente esperienza nasce “Vorrei una voce”, un monologo scritto e interpretato dallo stesso Granata, con una scena ricca, fatta di immagini, fotografie, musiche, un disegno di luci a cura di Luigi Biondie i costumi di Aurora Damanti. Una produzione Lac Lugano Arte e Cultura in collaborazione con Proxima Res e con il Gruppo Ospedaliero Moncucco. 

Nato a Tindari, in provincia di Messina, Tindaro Granata intraprende il suo percorso teatrale con Massimo Ranieri nel 2002. Dal 2007 inizia un felice sodalizio con Carmelo Rifici, con cui lavora su alcune produzioni molto importanti del sistema teatrale italiano e svizzero. In veste di drammaturgo, regista e attore esordisce nel 2011 con “Antropolaroid, spettacolo sulla storia della sua terra in cui interpreta tutti i personaggi del racconto e per il quale riceve diversi premi, tra cui il Premio ANCT Associazione Nazionale dei Critici di Teatro come miglior spettacolo d’innovazione.

Nel 2013 mette in scena “Invidiatemi come io ho invidiato voi”, storia di un caso di abuso sessuale su minori ispirato a un fatto di cronaca, per il quale riceve il Premio Mariangela Melato come miglior attore emergente e altri premi. Nel 2016 debutta con “Geppetto e Geppetto”, lavoro con cui affronta – all’indomani dell’approvazione della legge Cirinnà – il tema della “stepchild adoption” che gli vale il Premio Ubu come miglior novità o progetto drammaturgico, il Premio Hystrio Twister 2017 come miglior spettacolo dell’anno e altri riconoscimenti. È diretto da diversi registi, tra cui Serena Sinigaglia, Andrea Chiodi, Leonardo Lidi.

Scrive “Dedalo e Icaro”, in cui affronta il tema dell’autismo, e “Farsi Silenzio”, pellegrinaggio laico alla ricerca del sacro. È direttore artistico dell’associazione di produzione e formazione teatrale Proxima Res, di Situazione Drammatica, format di Hystrio Festival e RomaEuropa Festival, e di Tindari Festival presso il Teatro Greco di Tindari. Nel 2023 vince nuovamente il Premio ANCT per il suo percorso artistico di attore e drammaturgo e in qualità di operatore culturale.

«Essere riusciti a portare Tindaro Granata a Verona è un motivo di grande soddisfazione per Modus, perché è uno dei nomi più interessanti e poliedrici del nuovo teatro italiano» commenta il direttore artistico Andrea Castelletti. «Il suo curriculum così ricco di premi lo attesta, ma soprattutto la forza emotiva di questo spettacolo è una grande occasione per la città per conoscere questo artista. È già venuto al Camploy come attore ed è già stato ampiamente apprezzato, ma qui lo vediamo in un suo progetto, che mette in campo la sua straordinaria bravura nell’andare a restituire con estrema sensibilità una serie di caratteri. Sono personaggi femminili ispirati dalla sua esperienza condotta con un laboratorio teatrale all’interno della casa circondariale di Messina: è straordinaria la sua capacità di trasformarsi nella voce, nel fisico, per restituire in maniera realistica queste donne. È uno spettacolo molto toccante, e una grande opportunità per la città di vedere uno spettacolo fuori dal coro». 

«Questo è uno spettacolo che dimostra ancora una volta la forza dirompente del teatro» conclude Castelletti, «che trapassa la barriera immaginaria tra palcoscenico e platea, questa volta giocando su un equilibrio delicatissimo tra la dimensione del sogno e la realtà di persone che si vedono costrette a rinunciare ai propri sogni perché recluse. È uno spettacolo che si rivolge in modo particolare ai giovani, per il tema, la sua agilità e il grande impatto emotivo delle musiche». 

Biglietti interi a 12 euro, ridotto a 10 euro. Il calendario è consultabile su modusverona.it. Per informazioni contattare: 392 3294967, [email protected] .

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